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ARCHIVIO PRIMO PIANO
Stop ai sacchetti di Plastica da Legambiente(luglio '10)
In occasione di Puliamo il Mondo, la piu' partecipata e coinvolgente iniziativa di volontariato ambientale, Legambiente lancia la petizione Stop ai sacchetti di plastica per dire basta all'"inquinamento bianco" dovuto alla dispersione nell'ambiente di miliardi di sacchetti di plastica. Per chiedere al Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo di non prorogare ancora una volta il divieto alla commercializzazione delle borse in plastica, gia' previsto a partire dal 1° gennaio 2010 secondo l'articolo 1, comma 1130, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e poi prorogato di un anno.
La petizione si rivolge ai cittadini e agli esercizi commerciali perche' trovino nuove soluzioni e chiede al ministro dell'Ambiente di ''impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili, non rispondenti ai criteri fissati dalla norma comunitaria EN 13432, oltre il 31 dicembre 2010''.
Evitare per un anno i sacchetti di plastica (un italiano in media ne consuma 250) oltre a non contribuire ad uno spreco di risorse permette una riduzione pro capite di 8 chili di CO2.
Per firmare la petizione Stop ai sacchetti di plastica vai al sito dell'iniziativa oppure utilizza il modulo cartaceo per la raccolta firme, da spedire poi a Fondazione Legambiente Innovazione – Via Vida 7 – 20127 Milano – tel. 0245475777 – fax 0245475776 - shopper@legambiente.org
Tom Jones, una tavola da surf e 2778 chilometri da percorrere in 90 giorni per un oceano senza plastica(luglio '10)
Tom Jones, californiano atleta estremo e campione del mondo di Thai Boxe si sta cimentando in una prova di forza e di resistenza per sensibilizzare l'opinione pubblica sul grave impatto ambientale, e conseguenti rischi sulla salute dell'uomo e della fauna, causato dall'uso improprio ed eccessivo della plastica che si è perpetrato negli ultimi decenni.
Si tratta di Paddle 2010>> un'impresa che permetterà a Jones di raccogliere 500 mila dollari per sostenere il progetto Plasticfree Ocean che si occupa proprio di informare l'opinione pubblica sull'inquinamento pervasivo che la plastica arreca a mari e oceani e quali misure è possibile adottare per limitare il danno.
Jones è partito il 16 maggio da Key West, in Florida, alla volta di Battery Park, NY, remando in piedi su una tavola da surf chiamata Sup (acronimo di Stand Up Paddle surf che riprende un’antica tecnica hawaiana).
L'arrivo è previsto 90 giorni dopo, presumibilmente per il 12 agosto 2010.
Jones ha già compiuto nel 2007 una simile iniziativa di sensibilizzazione chiamata Paddle California Challenge percorrendo con la stessa tecnica tutta la costa californiana per 2300 chilometri conquistando il record mondiale. Con questa nuova impresa Jones intende superare il proprio record cimentandosi a coprire, questa volta, con tappe giornaliere di 37 chilometri, una distanza complessiva di 2778 chilometri.
Oltre allo sforzo sportivo giornaliero, Jones, da maggio, sta prendendo anche parte ai numerosi eventi previsti nelle località di approdo lungo tutto il percorso.
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Questa sfida richiama un'altra impresa compiuta nel 2000 da Tom, una maratona di 120 giorni da Huntington California a New York che prevedeva una rigida tabella di marcia per cui , indipendentemente dalle condizioni del terreno e del clima, Jones doveva percorrere una distanza giornaliera di 42 chilometri. Anzi i giorni consecutivi sono stati ben 121 giorni, perché arrivato a NY, ha ancora preso parte alla maratona di di questa città, in corso, completandola in meno di quattro ore: uno scherzetto da ragazzi per uno come lui!
Ma chi è Tom Jones? E' stato per sette volte campione professionista di Muay Thai, noto anche come Thai Boxe o Boxe Tailandese, guadagnando per due volte il titolo mondiale e per 3 volte quello USA. E' considerato un "atleta estremo” anche se coloro che seguono le sue prestazioni negli anni ritengono che l'aggettivo "estremo" usato per Tom risulti riduttivo.
Ma Jones non si è impegnato solamente a favore dell'ambiente: è stato altrettanto attivo nella raccolta fondi per progetti che affrontano problematiche di disagio giovanile e di abuso infantile. Tom Jones, anch'egli vittima di abusi infantili, affronta imprese e sforzi estremi non solamente per attirare l'attenzione e raccogliere fondi ma anche per spingere con l'esempio le persone ad attivarsi concretamente per risolvere gravi questioni sociali e ambientali che possono condizionare il nostro futuro, tentando di spingere le persone oltre le zone di comfort in cui tendono ad adagiarsi.
Per saperne di più su questo incredibile e sensibile atleta vai al suo sito>> e guarda questo filmato>>
Kröger, un grande gruppo della GDO americana, ha indetto, per il terzo anno consecutivo, un concorso on line: Design a Reusable Bag(luglio '10)
Per il terzo anno è stato indetto da Kröger, uno dei più grandi gruppi della Grande Distribuzione Organizzata americana un concorso on line, Design a Reusable Bag che premia il miglior motivo di design da riprodurre su una borsa. Sono stati 38.000 i disegni partecipanti all'edizione 2010 presentati da cittadini residenti in america che si sono registrati e hanno inviato il proprio elaborato tra aprile e maggio al sito Design a Reusable Bag.
I disegni sono stati votati dal pubblico on line e una giuria interna di Kröger ha scelto tra i disegni più votati 10 finalisti che sono stati resi noti ad inizio luglio.
Il vincitore del concorso ha ricevuto un buono spesa pari a 1000 $ spendibile nei punti vendita del gruppo e la possibilità di avere il disegno impresso sulla linea di borse in vendita durante l'anno in corso. Agli altri nove finalisti sono stati assegnati buoni spesa da 250$ e 100$ mentre tutti i partecipanti potranno ritirare una borsa riutilizzabile in omaggio.
Ecco le immagini riferite ai dieci lavori finalisti>>
Kröger ha venduto nel 2009 7 milioni di borse riutilizzabili e si propone di ripetere questo risultato anche nel 2010. Sulla base di una cifra stimata di sacchetti evitati annualmente che nel 2009 è stata pari a 200 milioni l'obiettivo del gruppo è di arrivare al più presto a raggiungere il miliardo di sacchetti risparmiati attraverso la vendita di borse riutilizzabili e programmi finalizzati ad una riduzione del monouso.
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Sul sito di Design a Reusable Bag è attivo un contatore che indica la quantità di sacchetti evitati dal gruppo giornalmente. Il conteggio è basato sulla media giornaliera di borse riutilizzabili vendute dai punti vendita ogni giorno (circa 12.950 pezzi) e la stima di quanti sacchetti possono essere risparmiati utilizzando una borsa per tutto il suo ciclo di vita (circa 1000).
Tra i programmi attivi di Kroger a favore dell'ambiente raccolti nel Rapporto di Sostenibilità 2010 troviamo un efficace programma lanciato a fine 2007 Bag2Bag e tuttora attivo che ha raccolto nel 2099 11.000 tonnellate di plastica che sono state riconvertite in altri sacchetti e in materiali per l'edilizia come mattoni e laminati.
I clienti trovano ben visibili in tutti i punti vendita del gruppo appositi contenitori in cui possono depositare sacchetti di plastica (di tutte le provenienze), pellicole e gli altri involucri in plastica come gli involucri utilizzati dalle tintorie da destinare al riciclo. Kröger è uno dei più grandi gruppi della GDO americana con sede a Cincinnati, Ohio, ed è presente in 31 stati americani con più di 326.000 soci che gestiscono 2.481 supermercati e grandi magazzini. Appartengono al gruppo oltre alla catena Kröger altri marchi come Ralphs, Fred Meyer, Food 4 Less, Fry's, King Soopers, Smith, Dillons, QFC, ecc . Senza contare una catena di negozi convenzionati Convenience Store con 771 punti vendita, 385 negozi di gioielli, 40 impianti di trasformazione alimentare ed altro ancora.
Sacchetti in plastica pericolo letale anche per i cammelli. Parte una campagna in Siria per ridurne il consumo(luglio '10)
In un paese, la Siria, dove i sacchetti ricoprono strade, autostrade, sentieri, parchi e giardini e dove la metà della popolazione dei cammelli muore a causa dell'ingestione di plastica è ora in programma da parte del Ministero all'Ambiente una campagna per affrontare questa situazione estremamente critica. La Siria andrebbe a seguire altri paesi del Medio Oriente, come il Libano e gli Emirati Arabi che stanno tentando di ridurne il consumo tra la popolazione.
Il primo atto della campagna "No ai sacchetti di nylon" si è svolto con la distribuzione a fine giugno migliaia di sacchetti di carta e borse riutilizzabili nei mercati e nei centri commerciali. Si è tentato di incoraggiare l'adozione e l'utilizzo multiplo dei sacchetti in carta che sono usciti dalla circolazione da quando è arrivata la plastica. La seconda fase della campagna, in collaborazione con il ministero delle finanze, prevede l'applicazione di una tassa sui sacchetti di plastica per disincentivare la distribuzione tra i commercianti che attualmente dispensano ai clienti abbondanti quantità di sacchetti gratuiti ai clienti.
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Secondo i dati forniti dal Ministero all'Ambiente il consumo di sacchetti, solamente a Damasco e dintorni, ammonterebbe a 15 milioni di sacchetti al giorno, le associazioni ambientaliste sostengono invece che il numero reale è di molto superiore.
Il ministro dell'Ambiente, Kawkab al-Daieh, è impegnato nel tentativo di ridurre il consumo di buste di plastica dallo scorso agosto senza grandi risultati. Va ricordato che l'istituzione di un Ministero per l'Ambiente in Siria è una realtà come entità indipendente, solamente dall'aprile 2009.
Considerando che l'interesse del governo siriano per l'ambiente è in una fase iniziale il cammino da percorrere è davvero ancora lungo. Il ministro confida nell'aiuto offerto dalle associazioni della società civile e delle ONG locali per riuscire attraverso questa campagna di riduzione dei sacchetti a sensibilizzare la popolazione più rapidamente possibile.
E' noto sin dal 1997 che il 50% dei cammelli muoia nelle regioni desertiche a causa dell'ingestione di plastica come a Falaj Mualla.
Il Dott. Ulrich Wernery, Direttore scientifico al Central Veterinary Research Laboratory di Dubai
racconta che giornalmente le autopsie effettuate su carcasse di cammelli rilevano la presenza negli intestini degli animali di pietre di plastica che arrivano a pesare anche 60 kg l'una.
Si tratta di sacchetti e cordami di plastica che dopo essere state ingeriti e masticati dagli animali si calcificano, queste pietre sono quello che rimane nell'ambiente una volta che le carcasse dei cammelli si sono decomposte.
Ulrich Wernery si trova da 20 anni negli emirati arabi e dichiara che è necessario mettere una fine a questa forma di “inquinamento fatale” che colpisce le zone deserte e che peggiora inesorabilmente anno dopo anno. Racconta il Dott. Wernery “Nel 2008 visitando un campo nella zona nord dell'emirato di Ras Al Khaimah sono rimasto scioccato nel trovare oltre 30 carcasse di cammelli morti a causa della plastica seppelliti dai propietari, l'ho battezzata la valle della morte”.
L'uso dei sacchetti di plastica ad Hong Kong si è drasticamente ridotto negli ultimi 12 mesi di quasi il 90 per cento grazie all'applicazione di una tassa introdotta tramite un'ordinanza di governo chiamata “Product Eco-responsibility Ordinance”.
L'ordinanza è stata preceduta da lanci gratuiti di borse riutilizzabili ai cittadini meno abbienti, punti informativi di sensibilizzazione presso i centri commerciali e l'indizione di un concorso rivolto alle scuole “My dream shopping bag” in cui sono stati premiati i migliori disegni e motivi dipinti dagli studenti su borse di tela.
L'uso indiscriminato di sacchetti di plastica è sempre stato uno dei principali problemi nella gestione dei rifiuti a Hong Kong. Nel 2009 si registrava un consumo medio di oltre quattro sacchetti buttati via per abitante al giorno, per un totale di 30 milioni di sacchetti di plastica, che rappresentano circa il 6 per cento delle 17.500 tonnellate di rifiuti giornalieri inviati in discarica.
La tassa introdotta nel 2009 ammonta a 50 cent locali che corrispondono a circa 7 centesimi di dollaro americano e viene applicata da circa 3.000 punti vendita di catene del settore alimentare e della salute e della cosmetica.
Plastiki atteso a Sydney dopo quattro mesi di traversata(luglio '10)
E' previsto per domenica 25 luglio l'arrivo nel porto di Sydney del Plastiki e del suo equipaggio inglese costituito da 6 uomini.Il catamarano salpato da San Francisco California alla volta dell'Australia quattro mesi fa ha passato indenne tempeste e onde altissime attraversando l'oceano Pacifico e il suo Great Garbage Pacht.
Il Plastiki, un catamarano di 18 metri costruito con 12.500 bottiglie di plastica pressurizzate e tenute insieme da una colla organica a base di canna da zucchero e con materiale per lo più di scarto o riciclato è riuscito a compiere un percorso di oltre diecimila miglia con tappe organizzate nelle isole Kiribati, in Samoa Occidentale e Nuova Caledonia per incontrare la popolazione locale. Obiettivo di questa spedizione ideata David De Rothschild, trentunenne rampollo dell'omonima famiglia di banchieri, è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sullo scarico indiscriminato di rifiuti che avviene negli oceani. Per rendere questo progetto altamente sostenibile sono stati interpellati nella costruzione di questo catamarano ingegneri ed architetti navali. L'albero è costituito da una vecchia tubatura per l'acqua in alluminio mentre la vela è realizzata con plastica riciclata. La fornitura dell'elettricità necessaria è garantita da pannelli solari una turbina a vento e generatori a pedale. Sul ponte c'è una serra in miniatura per produrre cibo e una compost toilette sistemata sotto.
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De Rothschild ha avuto l'idea del 'Plastiki' quattro anni fa dopo aver letto un rapporto delle Nazioni Unite sulla piaga globale dell'inquinamento marino per evidenziare il gravissimo impatto causato dalle tonnellate di plastica che sotto forma di imballaggio o contenitori per alimenti e bevande si riversano senza sosta negli oceani.
Lungo il tragitto, il Plastiki ha navigato attraverso il Great Pacific Garbage Patch il continente di plastica, un tappeto galleggiante di rifiuti dove con il tempo, la plastica che si è disintegrata lentamente è presente in tutte le dimensioni possibili sino ad arrivare a scomporsi in micro particelle simili a zooplancton che vengono consumate dai pesci.
De Rothschild, ha dichiarato: "La situazione è tragica, dall'alto l'oceano sembra ancora bello e incontaminato, ma appena sotto la superficie si vedono queste particelle tossiche che potrebbero presto finire nei nostri piatti per cena. Non si tratta solamente di isole galleggianti di spazzatura, ma di una zuppa velenosa che ruota vorticosamente.
Dobbiamo fermare l'utilizzo sconsiderato della plastica “usa e getta” contenitori per l'asporto di cibi, bottiglie, sacchetti che usiamo per pochi minuti e che durano per sempre.
Il Plastiki ci dimostra che la spazzatura dovrebbe essere considerata come una risorsa preziosa”.
Anche il 3 luglio Porta la Sporta e aderisci all' International Plastic Bag Free Day(luglio '10)
Se ancora vi dimenticate di portare la sporta vi invitiamo, il 3 di luglio, a levarvi il sacchetto di plastica dalla testa!, come recita lo slogan della giornata internazionale Plastic Bag Free e a sfoggiare le vostre belle borse riutilizzabili.
Per il secondo anno la Fondazione Catalana per la Prevenzione dei Rifiuti e il Consumo Responsabile (FPRC) lancia la giornata Plastic Bag Free Day in Catalogna.
L'edizione del 2010 acquista una valenza internazionale e diventa International Plastic Bag Free Day poiché promossa in collaborazione con le associazioni internazionali GAIA e Amici della Terra e con la partecipazione di associazioni e città sparse in tutto il mondo dalla California alle Filippine al Belgio alla Francia a Cuba, ecc.
Lo scopo dell'iniziativa è di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di porre un freno al consumo eccessivo di sacchetti di plastica e prodotti monouso e indurre le persone ad adottare comportamenti più responsabili e rispettosi verso l'ambiente. La giornata sarà occasione di dibattiti e scambi di esperienze su quanto viene fatto a livello internazionale per contrastare questo fenomeno.
Sul sito dell'iniziativa sono disponibili materiali scaricabili come poster, banner, depliant, video e radio promo in diverse lingue da utilizzare durante la giornata e nei giorni compresi della settimana dal 28 giugno al 4 luglio.
Per ulteriori informazioni, per aderire e per segnalare la propria azione consulta il sito dell'iniziativa.
Inviateci notizia sulle vostre iniziative in programma o successivi resoconti con immagini e li pubblicheremo sul nostro sito o blog; in alternativa postate direttamente sulla bacheca del nostro gruppo su Facebook.
Guarda il video>>
La storia delle cose di Annie Leonard(giugno '10)
Annie Leonard è l’autrice di un documentario dal titolo The Story of Stuff,
La storia delle cose, uscito nel 2007 e diffuso via internet, dove, con l'utilizzo di disegni animati, vengono spiegate le conseguenze del nostro modello di consumo.
Dieci milioni di persone hanno visto il video a cui ora si aggiunge, in inglese, l'omonimo libro.
I computers sono ok ma perché devono contenere neurotossine? Intervista a Annie Leonard di Laura Sevier – The Ecologist
Parliamo con Annie Leonard, autrice del filmato e dell'omonimo libro The Story of Stuff - La storia delle cose, di vietare la pubblicità per i bambini, di responsabilità estesa dei produttori sul fine vita dei loro prodotti e di un cambio di modelli di valori.
Laura Sevier: Come possiamo conciliare la necessità di possedere alcuni oggetti come computer, frigoriferi, e così via, con il conseguente impatto ambientale?
Annie Leonard: Io non sono contro gli oggetti, le cose che possediamo, in realtà io sono a favore. Vorrei infatti che tutti nutrissimo più rispetto e apprezzamento per le nostre cose al punto che diventassero sicure e durevoli. Sono invece contro tutti quegli oggetti che inondano il pianeta di rifiuti avvelenandoci e quando le persone confondono il possesso delle cose con la propria autostima.
I computer sono indispensabili per comunicare, avere accesso all'informazione, all'arte. Ma devono per forza contenere anche sostanze tossiche? Devono per forza distruggere la fauna selvatica e intere comunità in Congo? Durare soltanto un paio di anni e non poter essere aggiornati, implementati, e riciclati senza che per essere smaltiti debbano essere spediti in Cina avvelenando altre persone?
Il problema risiede nel fatto che abbiamo troppe cose, che queste cose contengono sostanze tossiche e che non le condividiamo in modo ottimale. Sono assolutamente convinta, avendo passato moltissimo tempo a leggere di sviluppo tecnologico, che non vi è nessun ostacolo reale nell'avere, ad esempio, computer che durino nel tempo, liberi da sostanze tossiche e che vengano più equamente condivisi tra le persone.
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LS: La pubblicità ha una grande influenza su ciò che compriamo e desideriamo. Come possiamo affrontare questa evidenza?
AL: Le persone non vengono influenzate perché stupide, o perché crediamo a tutto, ma per il fatto che prima o poi si diventa inesorabilmente vittime del martellamento continuo dei messaggi.
Una delle cose che più mi piacerebbe vedere è una restrizione della pubblicità, in particolare quando è diretta ai bambini. Negli Stati Uniti è implacabile. Trovo semplicemente scandaloso indottrinare bambini o ragazzi che non hanno ancora sviluppato sufficientemente il pensiero critico per capire che dietro alla pubblicità c'è un'azienda che vuole avere i tuoi soldi. Dobbiamo assolutamente vietare la pubblicità rivolta ai bambini e imporle dei limiti.
Dovremmo avere anche un marketing più onesto. Quando ero ragazzina gli spot erano utilizzati per comunicare una serie di informazioni sul prodotto reale. Oggigiorno la pubblicità di tanti prodotti consiste in un'associazione tra il prodotto e uno stile di vita, senza comunicare, ad esempio che cosa un prodotto contenga.
LS: Hai viaggiato in circa 40 paesi visitando fabbriche in cui vengono prodotti o smaltiti oggetti. Qual'è la cosa più scioccante che hai visto?
AL: Ho visto rifiuti tossici contenenti mercurio scaricati in distretti abitati da gente di colore che a causa dell'apartheid non poteva trasferirsi altrove, lavoratori in fabbriche addette al trattamento di rifiuti pericolosi, in Cina e in India, lavorare senza alcuna precauzione e protezione. Ho visto ogni genere di abuso ambientale e di violazioni dei diritti umani.
Ma la cosa più scioccante è l'inutilità di tutto questo quando sarebbe molto più facile fare le cose in modo corretto. Potremmo produrre degli oggetti più sicuri usando meno sostanze tossiche e senza avvelenare i lavoratori.
Abbiamo a disposizione tante innovazioni tecnologiche che non vengono utilizzate. Anche se la tecnologia non è l'unica soluzione: chi considera la questione solamente dal punto di vista della tecnologia perde di vista la gran parte del problema che riguarda l'equità sociale e la giustizia. Ma la tecnologia è sicuramente una parte della soluzione.
LS: Come racconti nel libro ti sei sottoposta e un esame del sangue per scoprire quali sostanze chimiche hai in corpo, come ti senti ora che conosci i risultati?
AL: Ero preparata al fatto di avere in corpo, come tutti, sostanze chimiche tossiche. Nonostante il fatto che io sia molto attenta, che non abbia in casa PVC e altre sostanze, come i ritardanti di fiamma, e che mangi solamente cibo biologico.
Tra gli esiti tuttavia ci sono state un paio di sorprese, la prima è che avevo livelli molto elevati di mercurio, per cui ho smesso di mangiare il tonno. La seconda che mi sono stati riscontrati valori inferiori rispetto alla media per tutta una serie di sostanze chimiche. Mi è stato detto dagli esperti che il motivo poteva essere il fatto che non mangio carne da anni.
Mi sono sentita molto in collera in un primo momento ma questi risultati dimostrano che non è possibile risolvere il problema a livello individuale. Questi prodotti chimici sono così diffusi, sono ovunque. Sappiamo che causano problemi agli animali ma in qualche modo vogliamo credere che non siano un pericolo anche per noi.
LS: Quali sono i maggiori ostacoli per un'eliminazione progressiva delle sostanze chimiche tossiche dai processi industriali?
AL: L'industria chimica e la ricerca dovrebbero mettere la salute umana al primo posto a partire dai piani di sviluppo industriale. Ci sono alcune interessanti esperienze di chimica verde in corso come quelle che si rifanno alla Biomimesi.
Per proteggersi da sostanze pericolose si può ridurre il rischio o tentando di limitare il tempo di esposizione alla sostanza pericolosa oppure eliminandola totalmente. Allo stato attuale è impossibile non entrare in contatto con queste sostanze in quanto presenti ovunque.
Il principale ostacolo alla soluzione di questo problema negli Stati Uniti, consiste nella posizione dominante che le imprese esercitano sul sistema politico. Se così non fosse il governo degli Stati Uniti potrebbe semplicemente chiedere alle industrie chimiche di eliminare le sostanze pericolose.
In Europa fate di meglio, una direttiva dell'Unione europea sui cosmetici ha bandito oltre un migliaio di sostanze chimiche tossiche dai prodotti per la cura personale che sono invece ancora utilizzate dalla nostra industria.
Se avessimo una vera democrazia nessuno sarebbe a favore di prodotti pieni di sostanze chimiche dannose. Purtroppo è davvero difficile ottenere dal governo qualsiasi legge di tutela ambientale e di salute pubblica.
LS: Come si può passare da una cultura improntata all'usa e getta ad una cultura rifiuti zero che privilegia prodotti durevoli e sicuri?
AL: Questa è la parte più esaltante, ci sono tanti modi per farlo! Una delle modalità è di agire dando priorità assoluta alla salute umana e bandendo quindi le sostanze chimiche che possono metterla in pericolo.
Definire che la salute umana e dell'ambiente sono l'obiettivo prioritario da perseguire e che l'industria deve concorrere al raggiungimento di questo obiettivo rappresenta un radicale cambio di modelli di valore.
Un' altro punto è che in questo momento l'unico metro che usiamo per misurare il benessere di unan nazione è il PIL. E' semplicemente folle! Dovremmo invece fare riferimento ad altri indicatori come lo stato della salute pubblica, il livello di alfabetizzazione e la qualità dell'acqua e dell'aria. Abbiamo bisogno di un diverso sistema di misurazione per definire il livello di benessere.
Un' altro aspetto che mi piacerebbe vedere di più in America è l'applicazione del principio della responsabilità estesa del produttore, che si sta sviluppando in Europa, dove le aziende saranno considerate responsabili di tutto il ciclo di vita dei loro prodotti. Quindi, facendo un esempio, quando un produttore, abbastanza stupido da mettere due chili di piombo in un modello di computer, dovrà occuparsi di sostenere i costi del suo smaltimento, forse troverà a quel punto la motivazione per sviluppare alternative meno impattanti.
LS: Possono le nostre azioni personali fare la differenza quando ciò che servirebbe sono grandi e radicali cambiamenti a livello di politica?
AL: Io sono critica verso le liste come “dieci semplici cose che potete fare...” per un paio di motivi. Il primo è che queste azioni non creano un cambiamento politico. Ovviamente si deve riciclare, andare in bicicletta e così via. Ma questi atti non sono azioni politiche quanto piuttosto una gestione responsabile della casa e fanno parte dell'essere un adulto “funzionante”. Il pericolo rimane nascosto quando le persone pensano di costruire il cambiamento riciclando. Le decisioni prese dall'industria annullano totalmente tutte quelle azioni individuali. Questo non significa che non si debba compierle ma che non deve essere l'unico modo in cui esaurire tutte le nostre energie.
LS: Come possiamo contrastare il razzismo ambientale?
AL: Lo smaltimento dei rifiuti pericolosi avviene verso quei luoghi dove si incontrano minori resistenze e cioè verso comunità che non dispongono di sufficienti risorse economiche politiche e culturali per contrastarne l'arrivo. Negli Stati Uniti questo significa che i nostri inceneritori e i nostri rifiuti finiscono vicino a comunità povere o di colore e spesso all'estero.
La soluzione è racchiusa nella fase di progettazione: realizzare prodotti sicuri che siano riparabili, aggiornabili o implementabili. Quando arriva poi il momento di smaltire i prodotti bisogna farlo in modo sicuro senza trasferire i nostri rifiuti verso altre comunità. La responsabilità estesa del produttore (EPR) è un grande strumento per cambiare questo stato di cose.
LS: Che cosa ne pensa degli inceneritori che si definiscono “impianti di energia dai rifiuti” e che dichiarano di utilizzare le tecniche più efficaci come la gassificazione?
AL: Io sono totalmente contro tutti gli inceneritori. E' vero che gli inceneritori moderni sono più efficienti di quelli precedenti, ma se si va sul sito di GAIA- Global Anti Incineration Alliance si potrà leggere una critica alla gassificazione e alle ultime tecnologie.
L'incenerimento non potrà mai essere considerato una tecnologia verde: in parte a causa delle emissioni, in parte perché, per bruciare, vengono impiegate incredibili quantità di denaro che potrebbero essere investite per costruire un percorso a rifiuti zero. Perseguire l'incenerimento come soluzione al problema dei rifiuti è la cosa più semplice per i politici perché permette loro di non dover pensare ad altro, di non dover spingere l'industria a produrre in modo sostenibile e con tecnologia verde. E' infatti sufficiente costruire una gigantesca macchina e buttarci dentro la roba, tanto chi paga siamo tutti noi in termini di salute e di sostenibilità ambientale. Sono davvero terribili!
La riforma del 2012 della Politica Comune della Pesca è un’occasione per adottare una nuova politica che possa eliminare la pesca eccessiva, mettere fine a pratiche di pesca distruttive e consentire un utilizzo equo di abbondanti stock ittici. Decenni di pesca intensiva nelle acque europee hanno portato a un preoccupante declino degli stock ittici che una volta prosperavano. Attualmente si ritiene che l’88% di tutti gli stock esaminati sia sovrasfruttato e che quasi un terzo abbia oltrepassato i limiti biologici di sicurezza. Ciò significa che il loro futuro è in pericolo.
A causa della continua pressione della pesca eccessiva, il settore ittico ha subito un calo produttivo che a sua volta ha prodotto una graduale perdita di posti di lavoro e reddito. Poiché la quantità e le dimensioni del pescato sono sempre più ridotte, sono cresciuti gli sforzi per catturarlo. Ciò spesso porta alla cattura di altre specie, a volte anche vulnerabili. La pesca eccessiva non è l’unica minaccia, poiché spesso si ricorre a tecniche di pesca dannose per l’ambiente. Fin dalla sua istituzione nel 1983, la Politica Comune della Pesca (PCP) dell’Unione Europea non è riuscita a prevenire la pesca eccessiva. È ormai indubbio che oltre 25 anni di interessi economici e politiche miopi hanno fatto piombare la pesca europea in una crisi drammatica.
L’ampia riforma della PCP offre ora l’opportunità di rendere le attività della pesca europea sostenibili da un punto di vista ambientale, economico e sociale. Tale riforma dovrebbe, da un lato mettere un freno alla pesca eccessiva e alle pratiche di pesca distruttive e dall’altro promuovere un utilizzo equo delle risorse per le generazioni future.
Obiettivo che gli Stati membri stanno perseguendo attraverso altri strumenti normativi dell’UE come, ad esempio, la Direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino che punta a raggiungere un buono stato dell’ambiente marino in Europa garantendo: • che le popolazioni di pesci e molluschi restino entro limiti biologicamente sicuri;
• che tutti gli elementi della rete trofica marina siano presenti con livelli in grado di assicurare l’abbondanza a lungo termine delle specie e la conservazione della loro piena capacità riproduttiva.
Per raggiungere questi obiettivi è necessaria una radicale riforma e attuazione della PCP.
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Il peso internazionale dell’UE
L’UE ha un’influenza straordinaria sulla gestione della pesca globale, il che comporta, di conseguenza, una responsabilità notevole. La sua flotta è la terza più grande al mondo e opera in tutti gli oceani. L’UE importa quasi il 70% dei propri prodotti ittici, risultando il maggiore importatore al mondo. Inoltre fa parte di quasi tutte le organizzazioni regionali della pesca e ha quindi la possibilità di esercitare la sua influenza sia sulla gestione della pesca a livello internazionali che su quella in alto mare. Per questo motivo, l’UE potrebbe battersi per l’adozione di pratiche sostenibili sia all’interno che all’esterno dei suoi confini. Invece i livelli di importazione e le attività di pesca condotte al di fuori delle acque comunitarie fanno sì che gli effetti della pesca eccessiva vengano esportati spesso verso lontane comunità costiere che dipendono dal pesce per l’alimentazione e per il proprio reddito. 2012 – un’ occasione per cambiare
La riforma del 2012 della Politica Comune della Pesca è un’occasione per adottare una nuova politica che possa eliminare la pesca eccessiva, mettere fine a pratiche di pesca distruttive e consentire un utilizzo equo di abbondanti stock ittici. OCEAN2012 si impegna per una PCP che:
• recepisca la sostenibilità ambientale come principio centrale, senza il quale è impossibile raggiungere una sostenibilità sociale ed economica;
• riduca la flotta sulla base di criteri ambientali e sociali;
• preveda lo stanziamento di aiuti pubblici per agevolare la transizione a modalità di pesca più sostenibili;
• vincoli l’accesso alle risorse ittiche e agli aiuti pubblici al rispetto di criteri ambientali e sociali;
• renda i dati sulla pesca degli Stati membri accessibili al pubblico, come quelli relativi alle catture, alle flotte e all’adempimento degli obblighi;
• impegni le autorità governative a recepire i pareri scientifici.
Per saperne di più leggi il breve opuscolo informativo in versione integrale scaricabile in lingua italiana a questa pagina.
Plastic Planet il documentario di Werner Boote a CinemAmbiente(giugno '10)
Il 4 giugno scorso la nostra redazione ha assistito alla proiezione del documentario Plastic Planet presentato in anteprima per l'Italia al Festival di CinemAmbiente. Emozionante l'incontro e la chiaccherata fatta con Werner Boote che non conoscevamo e che, grazie a CinemAmbiente, abbiamo scoperto e apprezzato. Werner porta avanti da ben dieci anni una ricerca e una battaglia nei confronti di un materiale: la plastica che, sin dalla sua origine, grazie alle sue caratteristiche di economicità, duttilità, trasportabilità e igiene avrebbe dovuto migliorare la nostra vita ma che ci sta presentando un conto insostenibile con un impatto sulla salute dell'ambiente e dell'uomo ormai devastante.
E' stato interessante scambiare esperienze e opinioni con Boote, diventato ormai un profondo conoscitore dell'argomento plastica. Allo stesso tempo è stato incoraggiante apprendere che Plastic Planet, in Austria, Germania, Svizzera, sta avendo una buona diffusione permettendo a cittadini e istituzioni di informarsi e di poter passare all'azione, anche verso la comunità europea.
Per l'Italia non ci sono ancora accordi in corso per una distribuzione commerciale del documentario e per il momento le possibilità per poterlo vedere saranno gli appuntamenti di CineamAmbiente Tour, da tener d'occhio, e CinemAmbiente TV, un pacchetto di documentari in abbonamento per il circuito scolastico.
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Anche Plastic Planet, insieme a tanta evidenza già a nostra disposizione, ci trasmette il messaggio che, a livello globale, è arrivato il momento di riconsiderare l'uso e le applicazioni della plastica radicalmente, e a partire dal suo utilizzo “uso e getta”: come imballaggio, contenitore ma anche in veste di prodotti che usiamo per poco tempo come spazzolini da denti, rasoi, ecc.
“Perché usare per pochi minuti un oggetto che può durare anche cento anni ?”è la domanda chiave della nostra campagna, ma è altrettanto logico allargare il discorso chiedendosi successivamente perché usare per pochi giorni o mesi oggetti in plastica che possono durare, inquinando per centinaia di anni.
La plastica diventa un problema sicuramente dal momento in cui la si butta (e questo indipendentemente dalla modalità di smaltimento dalla discarica all'incenerimento) ma, purtroppo, come le cronache hanno dovuto più volte riportare e come Plastic Planet ci documenta, spesso la nocività di questo materiale può concretizzarsi anche prima, a partire dall'estrazione del petrolio da cui deriva o lungo le successive fasi di produzione e utilizzo.
Anche il riciclo, pur rappresentando la migliore opzione per la plastica già prodotta e che deve essere smaltita significa costi e impatti ambientali non indifferenti.
Dobbiamo pertanto chiedere a gran voce, come cittadini del mondo, a governi e industria, che siano messe a disposizione delle alternative che ci permettano di evitare la plastica dove possibile, e, soprattutto, che vengano immediatamente escluse dalla fabbricazione dei prodotti in commercio tutte quelle sostanze già provate come nocive che vengono ancora, nonostante tutto, aggiunte alla plastica durante la lavorazione per migliorarne aspetto e prestazioni.
A partire da questo incontro resteremo in collegamento con Werner Boote per scambiarci esperienze e informazioni e stabiliremo anche un contatto con il gruppo facebook di Plastic Planet. Guarda i trailer :1>>, 2>>, 3>>
Restituisci i rifiuti al mittente! Return to Offender la campagna di Surfers Against Sewage(giugno '10)
Per celebrare lo scorso 8 giugno la giornata mondiale degli oceani e per sensibilizzare sulla problematica dei rifiuti marini gli attivisti di SAS Surfers Against Sewage rendono noti i risultati della loro campagna di maggior successo attiva in Inghilterra dal 2006 “Return to Offender” , letteralmente restituisci al trasgressore inteso come chi ha causato il danno. Ogni anno sulla base della quantità di rifiuti trovati abbandonati per ogni singola marca in spiagge, coste e corsi d'acqua viene redatta una classifica chiamata The dirty dozen, ovvero la sporca dozzina.
Si tratta di una classifica delle marche produttrici dei rifiuti raccolti: bottiglie, contenitori, sacchetti, e altri imballaggi per lo più del settore alimentare responsabili del 56% del totale dei rifiuti considerati. Al primo posto si trova la Nestlè al secondo la Coca Cola e a seguire, tra le altre marche conosciute anche nel nostro paese la Kraft, Unilever, Pepsi Cola, Carlsberg e marchi della grande distribuzione come Tesco, Asda, Co-op. Questi rifiuti a partire dai 51 pezzi per Nestlè e finendo con i 9 pezzi imputabili ad Asda, ultima classificata, sono stati rispediti ai rispettivi “ mittenti” lo scorso natale impacchettati in carta da regalo. Anche se le aziende non sono direttamente responsabili dell'abbandono dei rifiuti è giusto, ritiene SAS, sensibilizzarle sull'impatto dei loro imballaggi e chiedere la loro collaborazione a 360 gradi.
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In allegato le spedizioni contenevano infatti alcune richieste concrete da parte di SAS tra cui di prendere delle misure che riducano la quantità e l'impatto degli imballaggi immessi in commercio sull'ambiente e la fauna marina, di creare propri canali per favorire il riciclo e il riuso degli imballaggi nonché di educare i propri clienti a conferire responsabilmente e correttamente i rifiuti, collaborando e sostenendo campagne e associazioni no profit che si occupano di preservare gli habitat marini da rifiuti e inquinamento. Anche semplici cittadini vengono invitati da SAS a spedire i rifiuti raccolti alle aziende accompagnati da una lettera che si può scaricare dal sito. Surfers Against Sewage è un movimento attivo in Inghilterra dal 1990 che si batte in difesa della qualità dell'ambiente marino minacciata dall'inquinamento causato da scarichi di acque reflue, da sostanze chimiche e da macro rifiuti con diverse campagne attive. E' stato fondato nel 1990 in Cornovaglia da un gruppo di surfisti stanchi di essere vittime di infezioni di varia natura a seguito di immersioni e da allora, in 20 anni sono state diverse le battaglie vinte e le iniziative per cui hanno ricevuto riconoscimenti e premi.
L'ultimo premio vinto the Best Marine Green Project, da parte del BBC Coast Magazine è stato loro riconosciuto per i risultati ottenuti dalla campagna Meermaid tears, Lacrime di sirena, nel fermare la dispersione nell'ambiente e l'inquinamento derivante dai granuli in plastica.
Questa azione è partita nel 2007 dopo che sono stati raccolti 10.000 granuli chiamati appunto meermaid tears in una sola spiaggia della Cornovaglia!
I granuli vengono generalmente dispersi nell'ambiente, accidentalmente o per noncuranza dagli addetti delle fabbriche che li producono, durante i vari spostamenti e trasporti. Una volta caduti sul terreno, con il concorso della pioggia e del vento finiscono in scarichi e corsi d'acqua raggiungendo così coste e mari, Non essendo biodegradabili questi granuli permangono per centinaia di anni nell'ambiente dove possono essere ingeriti poiché scambiati per cibo dagli animali marini ma anche diventare dei concentrati tossici perché la plastica in acqua assorbe in sé contaminanti e sostanze tossiche presenti in acqua. Queste sostanze si fissano al suo interno in concentrazioni sino a un milione di volte superiori a quelle presenti nelle acque. Questa campagna, non senza qualche difficoltà e rallentamento, ha convinto la British Plastics Federation (BPF) ad affrontare il problema nel 2009. Si è infatti rivelato strumento vincente la redazione di una guida con chiare indicazioni su come gestire i granuli senza dispersioni, e su come recuperarli sino all'ultima unità in caso di incidenti, presentata a tutti i produttori inglesi. La prima versione è stata redatta da SAS che ne ha verificato l'utilità con un primo produttore ed ha successivamente convinto BPF a collaborare alla stesura di quella definitiva nel 2009.
Ecco una video presentazione in inglese sul movimento e sulla sua nascita da parte di uno dei suoi fondatori, il surfista Andy Cummings. Leggi l'articolo dedicato a SAS apparso il 13 giugno su The Guardian
Anche il 5 giugno, come tutti gli altri giorni dell'anno, Porta la Sporta e riduci il tuo impatto!(giugno '10)
Il 5 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Ambiente (W.E.D. World Enviroment Day), istituita dall’O.N.U. per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano del 1972 nel corso della quale prese forma il Programma Ambiente delle Nazioni Unite (U.N.E.P. United Nations Environment Programme).
Nel corso della Giornata Mondiale dell’Ambiente ognuno di noi dovrebbe mettere in atto quelle azioni che salvaguardino e proteggano l’ambiente riducendo la propria impronta ecologica come non utilizzare la macchina, evitare tra le pareti domestiche e sul lavoro gli sprechi di energia, di acqua e di materia propri del consumo “usa e getta “, ma soprattutto estendere gli sforzi sui 365 giorni dell'anno !
Il tema di quest'anno è Molte specie, un pianeta, un futuro comune, dedicato in particolare alla preservazione della biodiversità terrestre che, come ha recentemente affermato Ahmed Djoghlaf, segretario esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica si sta perdendo ad un ritmo mai visto nella storia con un tasso di estinzione delle specie mille volte più alto del normale.
Migliaia di azioni verranno organizzate nel mondo da Hong Kong a Abidjan tra cui operazioni di pulizia spiagge, boschi o zone degradate delle città, piantumazione di alberi, concerti, esposizioni tematiche, convegni e altri eventi come il Film Festival CinemAmbiente di Torino.
In Italia per celebrare questo evento quest'anno è stata scelta Genova come sede di numerose iniziative seminari, esposizioni e convegni internazionali che si terranno dal 3 al 5 giugno.
Il Paese ospitante delle celebrazioni della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2010 dal 3 al 5 giugno è il Ruanda dove sono attese 30.000 persone tra cui il Direttore dell'UNEP Achim Steiner che insieme ad altri ospiti illustri avrà l'onore di partecipare alla cerimonia Kwita Izina, il battesimo dei gorilla di montagna nati durante l'anno.
A Concord nel Massachusetts provano a bandire le bottiglie di plastica(maggio '10)
Dopo la cittadina australiana Bondadoon che ha vietato l'utilizzo delle bottiglie in plastica per l'acqua minerale si apre un precedente anche per gli Stati Uniti. I residenti della piccola cittadina di Concord nel Massachusetts hanno infatti votato il 30 aprile scorso un provvedimento che, a partire dal primo gennaio gennaio 2011, vieterebbe la vendita di acqua minerale in bottiglie di plastica.
L'esito della votazione festeggiato dalle associazione ambientaliste è stato opera di un'attivista locale, Jean Hill di 82 anni che ha sensibilizzato e convinto i suoi concittadini a fare a meno dell'acqua in bottiglia. Anche in consiglio comunale Jean ha presentato una convincente documentazione sul pesante impatto ambientale causato dalle bottiglie e notizia sulle azioni che numerose città degli Stati Uniti hanno ingaggiato per ridurne il consumo.
Da San Francisco a Seattle, Chicago, Miami, Boston i governi locali si sono adoperati negli ultimi anni per ridurre le quantità consumate vietandone la fornitura durante gli eventi pubblici o nei pubblici uffici con l'invito a bere l'acqua del rubinetto e mettendo a disposizione erogatori di acqua filtrata. Anche in Canada circa una ventina di amministrazioni comunali con Toronto capofila hanno vietato la vendita di acqua in bottiglia negli uffici comunali. La provincia della Nuova Scozia ha recentemente annunciato, come prima provincia canadese di voler presto bandire l'acqua in bottiglia in tutte le sedi provinciali sperando di trascinare con l'esempio altre provincie e i propri comuni.
Non è tuttavia certo che a Concord la votazione avrà valore legale, oltre che simbolico, con il prossimo gennaio poiché l'Associazione che raggruppa le industrie dell'acqua in bottiglia -International Bottled Water Association- non ha perso tempo inviando una lettera di avvertimento che contesta la decisione adottata dal Consiglio Comunale e non esclude l'avvio di un'azione legale quando il divieto diventerà effettivo.
Comunque vada, per Jean Hill, il voto rimane un trionfo che alimenta la speranza che le cose possano un giorno cambiare.
Nello stato del Massachusetts si sta cercando di reintrodurre il sistema del vuoto a rendere, al momento la proposta di legge includerebbe solamente le bottiglie e lattine di bevande gassate ma si pensa di estenderla anche alle bottiglie di acqua minerale che rappresentano un terzo delle bevande vendute in totale.
I rifiuti nei mari tema di un Concorso nelle scuole americane(maggio '10)
L'Agenzia USA National Oceanic e Atmospheric Administration (NOAA) parte del Dipartimento del Commercio ha istituito nel 2005 il programma Marine Debris Program che si propone di studiare e monitorare il fenomeno dei rifiuti marini e di proporre e sostenere a livello nazionale e internazionale soluzioni che ne riducano l'impatto. Inoltre il Programma prevede azioni di sensibilizzazione ambientale rivolte ai cittadini che possono dare un contributo determinante nel ridurre la quantità degli imballaggi e dei prodotti “usa e getta” che diventano immediatamente rifiuto, modificando stili di vita e di consumo “spreconi”, oltre che gestendo correttamente i propri rifiuti.
Per sensibilizzare le giovani generazioni è stato lanciato un concorso rivolto a tutti i ragazzi che frequentano le scuole di un livello corrispondente alla nostra scuola primaria di secondo grado e secondaria di primo grado. I ragazzi dovranno produrre un disegno e un breve testo che documentino in quali misura sono entrati in contatto con la problematica dei rifiuti marini e cosa stanno facendo nel loro piccolo per contrastarla. Verranno selezionate dalla giuria il 1 luglio prossimo sei opere per ogni livello e un'opera vincitrice assoluta che sarà riprodotta nel calendario 2011 del Programma.
Tutti i vincitori verranno presentati dal sito web e nella newsletter che raggiunge oltre 200.000 persone ogni mese!
San Diego per una baia sostenibile(maggio '10)
Si sta per concludere con il 21 maggio un progetto triennale di pulizia ambientale di una zona di quasi 130 ettari nella parte meridionale della baia di San Diego costato 350.000 $. Questa parte della baia , utilizzata come ancoraggio libero sino all'ottobre del 2008 era arrivata ad ospitare oltre 100 navi. Quando ne è stata decisa la chiusura per recuperare il suo habitat naturale è stato necessario trovare i fondi per rimuovere navi e relitti che giacevano sul fondo della baia che costituivano al tempo stesso un pericolo per la navigazione e una minaccia per la fauna marina.
Il Dipartimento Servizi Ambientali del Porto di San Diego, che non avrebbe mai potuto farcela da solo disponendo solamente di uno speciale fondo di 50.000 $, ha trovato l'aiuto di alcuni partner che hanno permesso questa grande operazione: il Water Resources Control Board e il NOAA National Oceanic e Atmospheric Administration.
La parte più semplice è stata recuperare le barche non ancora totalmente affondate, la parte più complicata invece è stata recuperare tutte le parti dei relitti che giacevano sui fondali della baia - serbatoi, batterie, motori, componenti elettronici, pneumatici, ecc. Con l'aiuto di strumenti di rilevazione sonar che permettono l'acquisizione di immagini del fondo marino sono state create mappe accurate che hanno reso possibile un efficace recupero dei materiali. Sono state rimosse 75 navi tra cui una dal peso di 50 tonnellate immersa da oltre 15-20 anni per un totale di oltre 700 pezzi recuperati e rimossi dalla baia. Una buona parte delle 175 tonnellate di materiale rimosso ha potuto essere avviata ai canali di riciclo.
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Il recupero dell'habitat naturale di questa zona è di vitale importanza per la sopravvivenza della tartaruga verde del pacifico orientale che è a rischio estinzione così come altre specie di uccelli della California tra cui il least stern (vedi foto) che si nutre di acciughe e piccoli pesci.
Sono tra le 30 e 60 le unità di tartaruga verde che dal Messico arrivano nella baia dove trovano in particolare le spugne di cui si cibano.
Oltre a questa operazione il porto di San Diego ha diversi programmi in corso per aiutare a migliorare lo stato di salute della baia e delle sue coste.
Dal 2006 anno sono stati stanziati 6,8 milioni dollari per finanziare progetti di preservazione degli habitat naturali e della fauna selvatica che hanno visto la nascita di 55 progetti molti dei quali già completati. Alcuni di questi progetti hanno riguardato il ripristino di habitat marini volto a favorire l'insediamento ittico nella baia, il recupero di zone costiere come la palude salina di J Street a Chula Vista e la costruzione di piattaforme di nidificazione del falco pescatore in tutta la zona costiera inclusa la zona portuale. Lo scorso anno il porto di San Diego ha dato il via a un progetto, chiamato Green Port, che mira a ridurre al minimo l'impatto sull'ambiente anche all'interno del suo funzionamento giornaliero.
Nell'ambito di questo progetto sono state realizzate diverse azioni che prevedono interventi migliorativi in sei aree tematiche: acqua, energia, aria, gestione dei rifiuti, sviluppo sostenibile, pratiche commerciali sostenibili.
Tra i 23 sottoprogetti presentati figurano programmi come un accordo volontario di riduzione della velocità, sottoscritto da parte delle aziende e operatori delle navi cargo e da crociera, quando entrano nei pressi del porto, e un programma di riduzione delle emissioni nocive che prevede lo stanziamento di incentivi statali finalizzati a sostituire i mezzi inquinanti tra camion e mezzi commerciali che giornalmente operano nel porto o a finanziare interventi specifici che vadano a ridurne le emissioni prodotte.
Valutazione d'impatto ambientale: BORSA riutilizzabile versus SACCHETTO monouso(maggio '10)
Di qualsiasi materiale sia fatto il sacchetto monouso esce sconfitto quando studi di valutazione di impatto ambientale lo raffrontano con la borsa riutilizzabile. Non ci sono scorciatoie come iniziative concomitanti nate sulla scia della nostra campagna parrebbero voler suggerire con la proposta di un passaggio al sacchetto monouso biodegradabile presentata come LA SOLUZIONE e che al tempo stesso diventa parametro di giudizio per definire se un ente locale o un'azienda siano più ecologici e sostenibili rispetto ad altri.
La soluzione a un problema complesso come quello rappresentato dall'impatto dei sacchetti in plastica non può essere così semplice perché, se così fosse, qualche altro stato l'avrebbe già adottata.
Una soluzione semplice ed efficace potrebbe essere quella adottata dall'Irlanda, che ha applicato una tassa di oltre 22 cent sul sacchetto in plastica, estendendo questo costo obbligatoriamente a tutto il monouso.
Peccato però che nessun altro stato abbia seguito questa strada. Provvedimenti similari sono allo studio negli USA da tempo ma non si sono convertiti in provvedimenti legislativi a causa delle resistenze e azioni di lobbying delle industrie coinvolte e delle reazioni poco entusiaste di una parte dei consumatori e delle catene della grande distribuzione.
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Un passaggio a pari quantità dalla plastica al sacchetto biodegradabile, come abbiamo già avuto modo di osservare (leggi>>), non andrebbe infatti ad incidere sulla causa del problema: un consumo “usa e getta” che va modificato per gli alti costi di impatto ambientale che si ripercuotono sempre sul consumatore, dalla fase di acquisto a quella di smaltimento. Abbiamo inoltre visto che anche nelle catene dove è stato eliminato il sacchetto in plastica non c'è stata ovunque una massiccia conversione all'uso della sporta, come si può leggere dalle dichiarazioni sui dati di vendita di sacchetti e borse riutilizzabili di Auchan e Unicoop Tirreno.
Questo perché il prezzo del biodegradabile non è sufficientemente disincentivante con l'attuale costo medio fatto pagare dalle insegne: dai 10 ai 15 cent.
Riportiamo una sintesi di un rapporto comparativo dello scorso 8 marzo sull'impatto ambientale di alcune tipologie di sacchetto che può essere scaricato integralmente o come sintesi a questo link>>
Commissionato dall'associazione Green Cities California (GCC) è stato redatto da ICF International’s Sacramento and San Francisco offices, sulla base di studi esistenti sull'impatto ambientale di sacchetti in plastica, in carta, in bioplastica e di borse riutilizzabili all'interno del California Environmental Quality Act (CEQA) .
Questo studio chiamato MEA (Master Environmental Assessment) non vuole essere un rapporto completo di impatto ambientale, non arrivando a conclusioni di rilevanza locale con proposte di misure specifiche, ma vuole servire come base per la redazione di rapporti di valutazione ambientali locali e l'attuazione di provvedimenti ad hoc.
Per gli amministratori che intendono mettere in atto provvedimenti legislativi atti a ridurre il monouso sono infatti disponibili informazioni di natura legislativa, su regolamenti esistenti e impatti delle varie opzioni come tasse e divieti sulle diverse realtà, e di natura tecnica come analisi sul ciclo di vita delle diverse opzioni. L'analisi del ciclo di vita riferito al sacchetto realizzato nei diversi materiali inclusi quelli riutilizzabili permette agli amministratori di poter valutare, senza dover commissionare altri studi, quali possano essere i provvedimenti più efficaci per il proprio territorio sulla base di un quadro completo.
Questo studio sulla base degli studi di comparazione effettuati prendendo in esame indicatori tra i quali le emissioni di gas serra, il consumo di acqua, i processi di acidificazione atmosferici, l'impatto sulla vita marina indica nella borsa riutilizzabile anche se usata solamente tre volte la soluzione meno impattante.
SINTESI MEA - Master Environmental Assessment
Sacchetto plastica: dei quasi 20 miliardi di sacchetti ad alta densità (HDPE) usati in California, la maggior parte diventa subito rifiuto finendo nelle discariche o dispersa nell'ambiente dove avviene l'impatto più devastante. Sacchetto in carta: anche se i sacchetti in carta vengono riciclati in misura maggiore rispetto a quelli in plastica il ciclo di vita del sacchetto in carta dalla produzione allo smaltimento è causa di maggiore consumo di acqua, maggiori emissioni di gas serra, maggiore produzione di ozono e di più alti livelli di acidificazione atmosferica. Sacchetti ricavati da materie prime vegetali: anche se i sacchetti biodegradabili sono considerati un'alternativa eco-friendly è stato riscontrato anche per questa tipologia un certo impatto ambientale durante la produzione con maggiori emissioni di gas serra e di consumo di acqua rispetto ai sacchetti di plastica. Inoltre, i sacchetti biodegradabili si degradano velocemente solamente in presenza di determinate condizioni ambientali presenti negli impianti di compostaggio. Pertanto, quando dispersi nella natura hanno, anche se per un tempo minore, un impatto simile a quello dei sacchetti in plastica anche per quanto concerne il pericolo che rappresentano per la vita marina. Borse riutilizzabili: in plastica o di stoffa progettate per essere utilizzate centinaia di volte presentano impatti inferiori anche quando usate poche volte. Effetti della legislazione vigente che regola l'utilizzo del monouso: in diverse parti del mondo bandi o introduzione di tasse hanno ridotto drasticamente l'utilizzo del monouso, in particolare in Irlanda dove la tassa ha portato ad una riduzione di consumo del 90%. In California la legge AB2449 non permette l'introduzione di programmi che prevedano l'applicazione di tasse sui sacchetti in plastica. Tuttavia è possibile lavorare su legislazioni che vietino l'utilizzo dei sacchetti di plastica monouso e sull'introduzione di tasse su altre tipologie di sacchetti usa e getta.
Per chi volesse approfondire studi che analizzano il ciclo di vita LCA (Life Cycle Assessment) delle soluzioni monouso c'è uno studio realizzato da ADEME nel 2005 (l'agenzia francese per la protezione dell'ambiente) e un altro da COMIECO nel 2009 che ha effettuato uno studio comparativo su carta e plastica.
Inoltre sul sito del governo scozzese si trovano degli approfondimenti in merito a studi similari effettuati nei vari paesi che vengono messi a confronto ( leggi>>).
Lo studio di Ademe commissionato da Carrefour ha effettuato un confronto tra i profili ambientali dei diversi tipi di sacchi considerando otto indicatori che riflettono i rispettivi cicli industriali: consumo di energia da fonti non-rinnovabili, consumo di acqua, emissioni di gas serra, acidificazione atmosferica, produzione di ossidanti fotochimici, eutrofizzazione, produzione di residui solidi, rischio connesso all'abbandono nell'ambiente.
Lo studio ipotizzando che un sacchetto in polietilene venga riutilizzato almeno 4 volte ha comparato il ciclo di vita del polietilene con quello della carta e dei biopolimeri con cui vengono realizzati gli analoghi shopper. Rispetto agli 8 indicatori considerati nella valutazione del proprio rapporto ADEME indica il sacchetto in PE come il meglio performante rispetto agli altri monouso in biopolimeri ed in carta in riferimento a: consumo di energia, di acqua, di emissioni di gas serra e produzione di rifiuti.
Lo studio di Comieco vede invece quattro indicatori su otto decisamente a favore della carta: consumo di energia non rinnovabile, effetto serra, produzione di rifiuti non pericolosi e il rischio per l’ambiente legato all’abbandono.
Un terzo indicatore: la produzione di ossidanti fotochimici, anche se in modo meno significativo risulta ancora a favore della carta e un quarto, l’acidificazione dell’aria, non favorisce alcuna delle opzioni plastica o carta in modo assoluto, variando a seconda del peso dei sacchi nelle due tipologie di materiale.
Due indicatori sono invece a favore della plastica: in termini di consumo d’acqua e di eutrofizzazione (una sorta di inquinamento di fiumi o laghi con proliferazione di alghe causata da scarichi di materiale organico).
Una considerazione che può essere fatta da profani è che pare arduo per uno studio poter dimostrare scientificamente e inconfutabilmente che un materiale monouso è decisamente meglio di un altro per la variabilità dei parametri che possono essere presi in considerazione; ad esempio il risultato riscontrato da Ademe è basato sul presupposto che il sacchetto in polietilene venga usato almeno 4 volte, cosa che non avviene nella stragrande maggioranza dei casi, e lo studio di Comieco evidenzia che, tutto sommato 4 indicatori su otto sono con largo margine totalmente a favore della carta.
Inoltre se vogliamo considerare il prodotto nostrano il mater-Bi di seconda generazione, sorretto da un marketing molto determinato, forse non tutti sanno che è costituito da un 50% di materie prime vegetali rinnovabili (che corrisponde a 56 kg di ingredienti naturali su 100 kg di prodotto finito ) e da un 50% di materia di origine fossile (non rinnovabile) resa biodegradabile con procedimenti coperti da brevetto dall'azienda produttrice. Perché non destinare il mater-Bi alla produzione di altre tipologie di monouso obbligatorie per legge (guanti, alcune tipologie di contenitori,ecc) e solamente come soluzione di emergenza nella sua versione di shopper?
Un elemento che gioca a sfavore di tutte le soluzioni monouso rispetto a quelle riutilizzabili è quello riferito alla quantità di pezzi prodotti e consumati che fa si che anche la soluzione meno impattante con più indicatori “favorevoli” quando prodotta in quantità da capogiro diventi comunque altamente impattante.
Nell'attuale panorama italiano a prescindere dall'entrata in vigore di un bando nazionale per i sacchetti a partire dal 2011 o da eventuali bandi locali c'è moltissimo da fare.
La nostra iniziativa continuerà a promuovere una presa di conoscenza e di coscienza su quelle che sono le responsabilità individuali e collettive supportando azioni di sensibilizzazione e informazione con la collaborazione di tutte le istanze associative, enti pubblici e privati.
Allo stesso tempo è necessario rendere evidente verso il mondo politico, aziendale e dei media che ci sono da parte di tutti delle responsabilità molto importanti e degli impegni da assumere a seconda del proprio ruolo e a brevissimo tempo. Promuovere infatti efficacemente la modifica di abitudini dannose per l'ambiente nei cittadini presuppone anche che le istituzioni governative preposte con il coinvolgimento delle aziende offrano delle soluzioni di consumo alternative facili da perseguire e a portata di mano. Occorre inoltre che i media collaborino informando maggiormente su tematiche di educazione ambientale e civica.
Quanti dei nostri concittadini che hanno ricevuto una sporta in regalo la riusano?(marzo '10)
E' prima la domanda che dovrebbero porsi alcuni amministratori che ci hanno scritto dichiarando di aver già effettuato una campagna di sensibilizzazione, regalando borse riutilizzabili; con ciò ritenendo esaurito il loro compito.
E a seguire "Sono state monitorate le situazioni con gli esercenti locali? Risulta che i nostri concittadini stiano abitualmente usando la borsa loro regalata o comunque borse riutilizzabili in modo massiccio ed evidente?”
Se invece nel vostro comune avete effettuato un monitoraggio della situazione e constatato di aver ottenuto dei buoni od ottimi risultati, fate parte di diritto dei partecipanti all'evento settimanale durante il quale potrete e dovete a maggior ragione celebrare i risultati ottenuti coinvolgendo in questa informazione i vostri concittadini.
In questo caso vi invitiamo a inviarci un breve resoconto (possibilmente corredato da immagini che lo documentino) per raccontarci come e quali risultati avete ottenuto.
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Se invece dalla distribuzione delle borse non avete ottenuto i risultati sperati, l'adesione all'evento servirà comunque a effettuare un nuovo appello ai cittadini.
Potrete invitarli, a partire da quella stessa settimana, a rendere evidente nei negozi e per le vie cittadine quanti sono i virtuosi non solamente a parole ma nei fatti.
Le campagne di comunicazione ambientale per essere efficaci non possono durare lo spazio di un evento ma ci devono essere successivi richiami.
Le scuole devono essere coinvolte.
Gli esercenti locali devono essere stimolati a tenere una comunicazione ambientale alle casse e a incentivare i clienti che portano la sporta per tutto il tempo necessario al raggiungimento dell'obiettivo.
Quando la maggioranza dei vostri concittadini porterà con sé la sporta sarà allora giunto il momento per chiedere altri piccoli gesti, altri piccoli passi: passi necessari o, comunque, utili a salvare il nostro pianeta riducendo la nostra impronta ecologica.
Il primo posto dovrà essere dato alle azioni utili a ridurre il peso dei propri rifiuti.
La strada è lunga, magari in salita, ma se non si parte non si arriva sicuramente!
Anche Banca Marche Porta la Sporta !(febbraio '10)
Annunciamo con piacere la prima adesione di una banca alla nostra campagna.
Si tratta di Banca Marche che conta oltre 300 filiali dislocate tra Marche, Umbria, Lazio, Emilia-Romagna, Abruzzo e Molise.
Attraverso le filiali e nel corso di altre occasioni verranno distribuite in omaggio ai propri correntisti delle borse promozionali riutilizzabili su cui è stato impresso il logo della campagna insieme a un leaflet di invito a eliminare i sacchetti monouso utilizzando lo shopper Banca Marche.
Ma il supporto per noi più gradito e importante è la comunicazione che apparirà sul retro di tutti gli oltre 400.000 estratti conto di dicembre che raggiungeranno i correntisti: enti, aziende e privati.
Anche la rivista aziendale distribuita in circa 40.000 copie e il sito dedicano spazio all'adesione.
L'Agenzia americana FDA si ricrede circa la sicurezza del Bisfenolo A(gennaio '10)
La FDA, Food and Drug Administration, modifica la posizione ufficiale sino ad ora sostenuta circa la sicurezza del bisfenolo A, una sostanza chimica che si trova in bottiglie di plastica, lattine, contenitori per alimenti e migliaia di beni di consumo.
Nel corso di una conferenza con i giornalisti lo scorso 15 gennaio Joshua Sharfstein, vice commissario della FDA ha espresso nuove preoccupazioni sui possibili rischi per la salute, in particolare sugli effetti che un'esposizione al Bisfenolo A, o BPA, può avere sullo sviluppo dei feti, dei neonati e dei bambini piccoli.
L'annuncio della FDA è arrivato dopo intense trattative tra le agenzie federali e la Casa Bianca per concordare il miglior approccio ad un problema che è diventato rilevante per i consumatori e per l'industria chimica. Lo stesso Sharfstein ha informato che l'agenzia sta conducendo ulteriori ricerche che dureranno due anni, con un budget di 30 milioni dollari, per raccogliere altra evidenza scientifica che giustifichi azioni di tutela per la salute pubblica da intraprendere. Questo con l'appoggio determinante dell'amministrazione Obama che vuole vederci chiaro.
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La FDA aveva a lungo sostenuto che il BPA è sicuro, basandosi soprattutto su due studi finanziati dall'industria chimica. L'agenzia è stata colpevolizzata dal suo panel di consulenti scientifici indipendenti nel 2008, che ha dichiarato che la posizione della FDA sul BPA era scientificamente errata perché non teneva conto di oltre 100 studi pubblicati da ricercatori governativi e laboratori universitari che evidenziavano dati preoccupanti per la salute pubblica. Da alcuni di questi studi più recenti è infatti emerso che già un'esposizione a bassi livelli di bisfenolo A, e in particolare a livelli ancora più bassi rispetto a quelli definiti sicuri da parte della FDA, può causare effetti negativi sulla salute.
Il bisfenolo A è utilizzato come additivo per indurire la plastica, è così diffuso che oltre il 90 per cento della popolazione degli Stati Uniti ne contiene tracce nelle urine come riportano i centri preposti per la prevenzione e il controllo delle malattie ( Centers for Disease Control and Prevention). I ricercatori hanno scoperto che il BPA viene rilasciato nei cibi e bevande dai contenitori e questo avviene anche a basse temperature.
L'industria chimica, che produce più di 6 miliardi di tonnellate di BPA ogni anno e e si è sempre opposta a restrizioni sul suo uso, ha dichiarato che l'annuncio della FDA non è preoccupante in considerazione del fatto che non sono state annunciate di fatto azioni restrittive.
Tuttavia i consumatori hanno messo in atto una crescente pressione sui produttori e rivenditori in modo che questa sostanza venga eliminata. Lo scorso anno, i sei più grandi produttori di biberon hanno annunciato che avrebbero volontariamente eliminato la sostanza nei prodotti destinati agli Stati Uniti.
I gruppi ambientalisti di difesa della salute pubblica e le organizzazioni dei consumatori hanno applaudito la dichiarazione della FDA anche se per molti di loro è insufficiente.
"E' davvero vergognoso che con tutta l'evidenza scientifica esistente non abbiano ancora fatto nulla di concreto per proteggere la salute pubblica, non si capisce cosa stiano ancora aspettando", ha detto Urvashi Rangan, di Consumers Union.
Il Canada ha vietato l'utilizzo del bisfenolo A nei biberon già dal 2008 considerandolo una tossina. Restrizioni simili hanno messo radici a Chicago, Minnesota, Connecticut e Suffolk County, New York. Alcuni senatori tra cui Dianne Feinstein (Partito Democratico, California), Charles E. Schumer (DN.Y.) hanno presentato al congresso un disegno di legge che potrebbe vietare l'utilizzo del BPA in tutti i contenitori e imballaggi destinati a cibi e bevande.
In attesa dei risultati della ricerca supplementare la FDA ha in programma di cambiare il modo in cui viene classificato il BPA. Dal 1963 è classificato come additivo alimentare di “origine indiretta” (indirect food additive) e i produttori non sono pertanto obbligati a dichiarare se i prodotti contengano BPA e in quali quantità.
Se venisse invece classificato tra la categoria di sostanze che vengono a contatto con gli alimenti
le legislazione prevede in questo caso l'obbligo di segnalazione per i produttori. Questa più facile individuazione della sostanza nei prodotti faciliterebbe e velocizzerebbe eventuali operazioni di eliminazione del bisfenolo A qualora si accertasse che la sostanza costituisce un rischio per la salute.
Intanto l'HSS, United States Department of Health and Human Services ha pubblicato una pagina di informazione dedicata sul proprio sito che contiene una serie di consigli per genitori su come ridurre l'esposizione al BPA.
Fonte: Lyndsey Layton, 16 gennaio 2010, Washington Post
Alle Hawaii il via al primo piano nazionale di contrasto ai detriti marini(gennaio '10)
L'agenzia nazionale americana NOAA (National Oceanic and Athmospheric Administration) ha annunciato la partenza di un piano nazionale a lungo termine per la rimozione dei rifiuti dalle acque costiere e barriere coralline dell'arcipelago delle isole Hawaii.
Il piano, il primo del suo genere negli Stati Uniti, sarà determinante per proteggere le comunità costiere delle Hawaii e la vita marina minacciate dalle migliaia di tonnellate di detriti marini che inondano le isole ogni anno e che sono composti da plastica di varia natura, reti da pesca dismesse e altre tipologie di rifiuti.
"Per troppo tempo i detriti marini hanno offuscato la naturale bellezza del nostro mare e minacciato il nostro ecosistema marino", dichiara il senatore Daniel K. Inouye. " Mi sono sempre battuto per sollecitare un intervento coordinato di rimozione delle troppe tonnellate di detriti che ricoprono le nostre coste, soffocano i nostri coralli, uccidono i nostri pesci e i nostri mammiferi marini. Si tratta di un grave problema per tutta l'America e sono orgoglioso che lo stato delle Hawaii sia in prima linea nella ricerca di una soluzione a questo problema globale ".
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Negli ultimi due anni hanno collaborato con il programma del NOAA, Marine Debris che affronta questa problematica, numerose agenzie governative, e non, appartenenti al mondo accademico insieme ad aziende e gruppi privati di tutto lo stato. Questo lavoro congiunto ha portato allo sviluppo di un programma di azione specifico per le Hawaii (Hawaii Marine Debris Action Plan).
Basandosi su esperienze significative che hanno avuto luogo in passato a livello locale il piano delinea e coordina a livello statale tutti i progetti e le attività che si intraprenderanno per ridurre:
- l'accumulo attuale dei detriti marini, non contrastato negli anni;
- la quantità di navi e pescherecci abbandonati o in stato di degrado;
- la presenza di detriti nei corsi d'acqua;
- lo smaltimento degli attrezzi da pesca e di altri rifiuti solidi in mare.
Numerose strategie e attività che si focalizzano sui campi di intervento appena citati sono già in corso, come, ad esempio, gli interventi di rimozione dei detriti, sia di routine sia di emergenza, le campagne di prevenzione e di sensibilizzazione della popolazione, nonché il rafforzamento della ricerca e dello sviluppo tecnologico necessari in questo ambito. I progressi verranno monitorati e misurati nel tempo per ciascuno di questi settori di intervento.
"Durante questi anni abbiamo lavorato in tanti per affrontare questa problematica alle Hawaii seguendo ognuno un proprio metodo. E' positivo poter avere ora un piano a cui fare riferimento e a cui poter contribuire", ha dichiarato Marvin Heskett, membro della sezione locale di Surfrider, Oahu Chapter.
Il piano che è sostenuto e coordinato dal NOAA con l'assistenza della US Environmental Protection Agency, è consultabile online.
L'agenzia NOAA studia e prevede i cambiamenti nell'ambiente terrestre, dalle profondità degli oceani alla superficie del sole, e si occupa della conservazione delle risorse costiere e marine.
Tra tasse e divieti negli USA la lotta ai sacchetti continua(gennaio '10)
Nonostante l'applicazione di una tassa pari a 20 cent sui sacchetti in plastica sia stata respinta a Seattle dai cittadini chiamati lo scorso agosto ad esprimere il loro parere, attraverso un referendum pilotato dall'industria della plastica, la battaglia al sacchetto ha ottenuto buoni risultati nel 2009 e anche per il 2010 l'azione continua.
Secondo alcuni esponenti dell'ACC American Chemistry Council, che rappresenta i produttori di materie plastiche americani, la crisi di bilancio che molti stati americani stanno vivendo potrebbe non favorire l'adozione di provvedimenti e legislazioni di divieto o tassazione dei sacchetti in plastica a livello statale in considerazione dell'impatto che gli stessi potrebbero avere sull'economia e l'occupazione.
Inoltre in un certo numero di Stati a causa delle prossime elezioni le sessioni legislative saranno più brevi e dovranno necessariamente concentrarsi sulla gestione dei provvedimenti più urgenti.
Nonostante che le previsioni espresse dell'ACC possano rivelarsi fondate, le iniziative a livello locale si stanno comunque moltiplicando.
In relazione alle imminenti elezioni che avranno luogo in alcuni stati si è aggiunto un elemento di preoccupazione per coloro che portano avanti politiche ambientaliste. Potrebbe infatti diventare una possibilità concreta la vittoria di gruppi conservatori. Questa eventualità sta spingendo gruppi ambientalisti a fare pressione verso i politici attualmente in carica in modo che l'iter di provvedimenti di natura ambientale in corso venga accellerato prima della fine della legislatura.
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Come sta avvenendo ad esempio nello stato della California dove si sta cercando di fare passare al più presto un programma di riduzione rifiuti e di implementazione del riciclaggio che prevede un provvedimento di tassazione di 25 cent degli shopper e un divieto di commercializzazione per determinati contenitori per cibo da asporto in polistirene.
Nello stato della California, sempre all'avanguardia in materia di politiche ambientali, sono 28 le città e due le contee che hanno già vietato i contenitori in polistirene. Altre quattro contee e una città ne hanno invece parzialmente vietato l'utilizzo in alcune strutture e in occasione di eventi cittadini. Altre contee come Monterey County e Fremont sono in procinto di vietarli nel corso del 2010.
Tornando ai sacchetti in plastica sono arrivati in totale a 12 i divieti entrati in vigore negli Stati Uniti di cui sei sono stati emanati nel 2009. Inoltre, Washington (District of Columbia) è diventato il più popoloso distretto in America in cui sia stata applicata una tassa ( 5 cent) sui sacchetti in plastica e in carta. I proventi di questa tassa, attiva dal gennaio 2010 andranno a finanziare un progetto di bonifica del fiume Anacostia.
Anche nell'adiacente stato della Virginia si ritiene possa passare una tassazione di 5 cent i cui proventi verrebbero divisi tra gli esercenti commerciali, in una percentuale commisurata al loro impegno, (programmi di incentivazione della borsa riutilizzabile verso i clienti) e l'Ente statale di Protezione e Valorizzazione delle Risorse Idriche, Water Quality Improvement Fund . Proponente del provvedimento è Adam Ebbin delegato Democratico che rappresenta alcune aree delle contee di Arlington, Fairfax e Alexandria.
Nello stato del Maryland confinante con la Virginia la stessa proposta di tassazione verrà presentata alla prossima Assemblea Generale da parte di Alfred Carr delegato Democratico che rappresenta Montgomery County.
Altri provvedimenti sono in dirittura di arrivo a Berkeley, California, dove si prevede di poter presentare nel corso della primavera una proposta di divieto per i sacchetti di plastica e in Florida dove il Dipartimento all'Ambiente si pronuncerà a febbraio in merito all'applicazione di una tassa. Brownsville, nel Texas, è stata la prima città dello stato che ha approvato il 5 gennaio un divieto di distribuzione dei sacchetti che entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio 2011. Altre cittadine come Laredo e Austin ci sono andate vicine ma hanno ottenuto la meglio gli oppositori del provvedimento con la motivazione che una tassa avrebbe penalizzato alcune industrie e la vendita al dettaglio.
Il provvedimento è preceduto da una fase di adesione volontaria nel corso del 2010 in cui si coinvolgerà in campagne di educazione i negozi e la distribuzione al dettaglio.
Borse riutilizzabili saranno distribuite gratuitamente alle famiglie bisognose attraverso i programmi di aiuto sociale in corso.
Il programma incentiverà esclusivamente le borse riutilizzabili, non i sacchetti in carta che non sono ritenuti una valida alternativa per via del loro impatto ambientale.
Alcune catene della distribuzione, come H.E. Butt Grocery Co (H.E.B.), collaborano attivamente con l'amministrazione cittadina regalando borse riutilizzabili in ricorrenze speciali come l'Earth Day, mettendo a disposizione borse a vari prezzi e per tutti gli usi e aiutando la clientela a ricordarsi di utilizzarle tramite cartelloni esposti alle entrate dei punti vendita. E' stato anche creato un piccolo gadget che viene regalato ai clienti, inserito nel portachiavi tramite un anello che ricorda di prendere la borsa.
Va evidenziato che il provvedimento a Bronwnsville è stato adottato anche grazie ai due anni di attività di un gruppo ambientalista locale: Healthy Communities of Brownsville, che ha sensibilizzato il governo locale sulla necessità di intervenire supportando la richiesta con indagini effettuate sulla popolazione che ne documentavano l'appoggio.
Quanto è verde l'elettronica? Allo studio negli USA un nuovo metodo di valutazione(gennaio '10)
Wal-Mart, il più grande rivenditore al dettaglio del mondo, è stato, la scorsa estate il socio fondatore del Consorzio per la Sostenibilità, The Sustainability Consortium, in concomitanza con il lancio del progetto di sviluppo di un proprio sistema di valutazione della sostenibilità dei prodotti che commercializza.
Il Consorzio per la Sostenibilità, affiliato con due università: Arizona State University e University of Arkansas, occupa ora ricercatori del mondo accademico e di organizzazioni non governative impegnati nello sviluppo di metodologie in grado di misurare l'impatto ambientale e sociale di una vasta gamma di prodotti.
Un gruppo di aziende informatiche come Hewlett-Packard, Dell, Toshiba, Intel, Best Buy e Wal-Mart hanno detto che lavoreranno con il Consorzio per lo sviluppo di un sistema di rating applicato all'elettronica basato sulla valutazione degli impatti ambientali e sociali che la produzione comporta.
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Per identificare quanto un prodotto sia verde verrà preso in considerazione l'impatto dell'intero ciclo di vita del prodotto, da come è stato prodotto a come verrà smaltito e con quale l'utilizzo di energia complessiva.
I risultati della prima parte della ricerca, che verterà sulla valutazione di computer, laptop e monitor verranno presentati nel terzo trimestre di quest'anno. L'obiettivo è quello di creare criteri di valutazione per tutti i tipi di elettronica di largo consumo.
Rappresentanti di Dell e HP hanno evidenziato che lo scopo finale dell'operazione è quello di rendere più facile ai consumatori una scelta dei prodotti sulla base del loro livello di sostenibilità.
Non è ancora chiaro come, e se il Consorzio per la Sostenibilità collaborerà con gli attuali sistemi di rating tra cui EnergyStar e EPEAT, Electronic Product Environmental Assessment Tool.
Questi due sistemi sono i due più conosciuti, come si potrà notare visitando i siti dei venditori di elettronica online come Amazon. All'obiezione, mossa da più parti, che la nascita di un altro indice di sostenibilità potrebbe creare confusione tra i consumatori, i portavoce del progetto hanno risposto che l'obiettivo primario del loro lavoro non è lo sviluppo di un nuovo sistema di etichettatura quanto il fornire metodi affidabili di misurazione dell'ecosostenibilità dei prodotti.
In questa prospettiva il Consorzio considera il proprio lavoro come un prolungamento di quanto già realizzato dai sistemi di rating esistenti e vede, pertanto attuabili future collaborazioni con organizzazioni come il Green Electronics Council che gestisce il sistema di classificazione EPEAT .
Per saperne di più sull'indice di sostenibilità dei prodotti lanciato da Wal-Mart leggi l'articolo da noi pubblicato lo scorso novembre e un articolo in inglese pubblicato dall'Harward Business Review
Notizie da Summit County -COLORADO(dicembre '09)
L'informazione del nostro Primo Piano come avranno avuto modo di constatare i nostri lettori contiene diverse notizie originali non riportate da altri media italiani che raccogliamo dall'estero sia dalla stampa tradizionale sia tramite giornali e blog locali.
Così vi abbiamo potuto raccontare di un meritevole ed originale concorso, il Reusable Bag Challenge 2009 durato sei mesi e che ha visto impegnate 31 cittadine montane dello stato del Colorado negli USA e che ha permesso un risparmio complessivo di circa 5,3 milioni di sacchetti usa e getta.
Le cittadine si sono cimentate in una gara che ha visto vincitrice la cittadina di Basalto che ha saputo ridurre più delle altre il consumo di sacchetti in plastica a favore della borsa riutilizzabile. Questa iniziativa corale che ha simpaticamente e ludicamente coinvolto quasi tutti gli abitanti delle cittadine ha saputo mantenere sei mesi di attenzione su una problematica ambientale raggiungendo, non solamente un risparmio ingente di sacchetti, ma molto di più.
Dave Allen, l'ideatore della competizione ci conferma che i risultati sono sotto gli occhi di tutti: molte più persone per strada portano ora borse riutilizzabili. Questa fatto meritava a nostro parere di essere raccontato perché è un esempio di successo che può essere replicato ovunque e perché dimostra che(anche) in campo di sensibilizzazione ambientale risultati importanti e misurabili si ottengono con progetti di comunicazione a lungo termine.Durante le ricerche su questa competizione ci siamo imbattuti in un'organizzazione che ha lavorato in stretto contatto con Dave Allen e il comitato promotore ed è stata una bellissima scoperta ! Si tratta dell'organizzazione High Conservation Country (HC3) che opera nella Contea del Summit, è un organizzazione senza fini di lucro la cui missione consiste nel promuovere soluzioni pratiche per la riduzione dei rifiuti e la conservazione delle risorse della propria comunità montana.
I destinatari dei servizi e programmi di consulenza e informazione in materia di riduzione dei rifiuti, risparmio energetico, costruzione efficiente degli edifici e stili di vita eco-sostenibili sono cittadini residenti, turisti, aziende e enti.
Il bacino servito conta una popolazione di 30.000 residenti della Contea del Summit (Summit County : Breckenridge, Frisco, Dillon, Keystone, Silverthorne) che durante la stagione sciistica o estiva arriva a 100.000 presenze.
E' iniziato con HC3 una corrispondenza che ci ha dato modo di constatare che oltre alla comunanza di obiettivi condividiamo la loro stessa visione sull'utilità di diffondere le esperienze positive all'interno ma anche al di fuori del proprio paese.
Pertanto nasce da qui uno scambio di informazioni tra l'Italia e la Contea di Summit.
Tra le interessanti attività forniamo un condensato dei progetti di comunicazione ambientale che coinvolgono i cittadini.
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Attività e programmi
H3C fornisce sia servizi diretti al pubblico sia programmi che coinvolgono enti e comunità.
Ecco un breve elenco degli impegni più recenti intrapresi da HC3 nell'ambito del compostaggio, riciclo e educazione ambientale.
Compostaggio: uno specifico addestramento è stato impartito a 7 Master Compostatori che hanno a loro volta trasferito le proprie conoscenze addestrando altri aspiranti compostatori. Riduzione e riciclaggio: 23 residenti hanno preso parte su base volontaria a un programma certificato e specifico. I volontari hanno prestato 1100 ore di servizio presso i centri di raccolta di materiale da avviare al riciclo, fornito consulenza ai contadini e commercianti dei mercati locali su tecniche di riduzione e gestione rifiuti in prospettiva “rifiuti zero” .
I volontari si sono attivamente impegnati nell'evento durato sei mesi che ha permesso di risparmiare nella sola contea di Summit 411,680 sacchetti in plastica. Educazione Ambientale: HC3 svolge da sempre un ruolo fondamentale nell'educazione ambientale presso le scuole locali. L'anno scorso, HC3 ha raggiunto oltre 1050 studenti con lezioni in classe sul riciclo e compostaggio, e con visite guidate ai centri di riciclo e discariche. Nell'anno 2009/2010 HC3 collaborerà con il Summit County Recycling e con l'High Country Composting per raccogliere il compost di sei scuole elementari. HC3 promuoverà la pratica del compostaggio fornendo informazione e assistenza a insegnanti, studenti e genitori. Risparmio energetico degli edifici: l'High Country Conservation Center nell'ultimo anno ha fornito oltre 50 audit energetici a domicilio, mettendo a disposizione dei residenti locali indicazioni dettagliate per migliorare l'efficienza energetica delle loro abitazioni. Workshops e Manifestazioni: nell'ultimo anno HC3 ha ospitato e organizzato 15 Workshops “Green Living Workshops” su diversi temi come compostaggio domestico, coltivazione e produzione del proprio cibo, pulizia degli ambienti a basso impatto ambientale: Green Cleaning e grandi eventi come durante l'Earth day Action Fair a cui hanno centinaia di persone.
Tra i programmi per il 2010:
La Classe Vivente - una serra e una classe all'aperto. Nella sede degli uffici di HC3 in Frisco si daranno in affitto ai residenti colali che ne facciano richiesta appezzamenti per dare vita a piccoli orti e per dare modo alle scolaresche di conoscere i prodotti locali. Verrà presentato nelle scuole il programma La Fattoria a Scuola. Conoscere i rifiuti - un centro di educazione al rifiuto verrà istituito presso la discarica locale.
Destinatari saranno le scolaresche che visitando la discarica impareranno elementi di gestione e trattamento dei rifiuti, trattamento dei rifiuti casalinghi dannosi, riduzione dei rifiuti e a partire dalla fonte, gestione e conservazione delle risorse, compostaggio, riciclo, ecc.
Los Angeles: 17 dicembre “A Day Without a Bag”(dicembre '09)
Una giornata senza sacchetto in plastica “A Day Without a Bag” è un evento annuale organizzato da Heal the Bay che si svolge il terzo giovedì del mese di dicembre che è arrivato quest'anno alla terza edizione.
L'invito a fare a meno del sacchetto a favore di borse riutilizzabili è rivolto nella giornata del 17 dicembre a tutti gli abitanti e le imprese di Los Angeles città e contea che sponsorizzano l'evento.
Hanno aderito alla giornata 70 delle 88 città della contea, il doppio rispetto all'edizione passata e anche altre località dello stato della California come San Diego, Ventura, Santa Barbara , Orange County e San Francisco county hanno organizzato eventi per il 17 dicembre.Segue>>
GDO e l'ambiente: I maggiori gruppi della grande distribuzione inglese hanno ridotto del 48% il consumo dei sacchetti in plastica, e in Italia ?(novembre '09)
I principali supermercati della Gran Bretagna hanno ridotto il numero di sacchetti di plastica distribuiti di quasi 5,1 miliardi all'anno, 428 milioni in meno ogni mese come riportato dai dati resi ufficiali dal governo lo scorso luglio.
Questo risultato è stato conseguito grazie a un accordo volontario sottoscritto lo scorso dicembre dai sette gruppi leader della grande distribuzione inglese con l'associazione dei commercianti al dettaglio British Retail Consortium. L'obiettivo sottoscritto tramite l'accordo consisteva nel dimezzare il numero dei sacchetti globalmente utilizzati dalle catene entro giugno 2009 rispetto ai dati di consumo del 2006.
Secondo i dati resi noti lo scorso luglio Tesco, Asda, Sainsbury's, Waitrose, Co-op, Marks, hanno ridotto complessivamente il quantitativo di sacchetti distribuiti del 48 per cento, passando dagli 870 milioni distribuiti nel mese di maggio del 2006 ai 452 milioni dello stesso mese del 2009.
Questo risultato ha permesso un risparmio del 56% di plastica e 4000 tonnellate in meno di sacchetti nelle discariche.
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Il fatturato non ne ha risentito attestandosi su un aumento del 5% durante il periodo dell'accordo. L'obiettivo del 50% è stato mancato per poco anche se alcuni gruppi come Asda hanno ottenuto una riduzione del 53% anche a fronte di un investimento negli ultimi anni di 3 milioni di euro spesi per favorire il cambiamento di abitudini nella propria clientela. Tuttavia, secondo un portavoce del gruppo tutta questa attenzione sui sacchetti rischia di mettere in secondo piano l'attuazione di misure urgenti che affrontino altre questioni ambientali come la riduzione di altre tipologie di imballaggi, la problematica dei rifiuti, il dispendio energetico, ecc.
L'incentivazione del sistema “ bags for life” in cui si restituisce dopo un pagamento iniziale il sacchetto rotto (che viene avviato al riciclo) ricevendo un nuovo sacchetto. Il pagamento dei sacchetti prima distribuiti gratis e l'incentivazione della borsa riutilizzabile hanno reso possibile questo risultato.
Il cambiamento è iniziato nel 2007 a partire dai pochi commercianti della piccola cittadina di Modbury nel Devon che informati sulla gravità dell'impatto ambientale della plastica sui mari e sulla fauna marina dalla loro concittadina Rebecca Hosking hanno smesso di utilizzare sacchetti di plastica.
Grazie a Rebecca Hosking, documentarista della BBC che ha persuaso la sua Modbury a liberarsi dai sacchetti l'esempio di Modbury ha contagiato altre 150 cittadine inglesi che sono parte del movimento Plastic Bag free. Rebecca non è stata tenera con le catene commentando: “ il risultato ottenuto è stato fantastico ma va ricordato che i supermercati avevano in un primo tempo avversato l'accordo di riduzione volontaria e che si sono comunque lamentati in modo infantile. I fatti hanno dimostrato che il fatturato non ne ha risentito, esattamente come a Modbury dove nessuna attività ha chiuso”.
Non si può negare che nonostante le disposizioni e la buona volontà delle direzioni dei gruppi è di basilare importanza il coinvolgimento di tutto il personale interno. Sul sito di Asda si trovano infatti commenti dei clienti del servizio di spesa consegnata a casa che lamentano l'eccessiva presenza di sacchetti rispetto ai prodotti e che chiedono al gruppo di seguire l'esempio di Tesco, che effettua consegne in cestini dando la possibilità di optare per una consegna senza sacchetti.
La risposta di Asda a questi suggerimenti è alquanto deludente in quanto si limita a consigliare ai propri clienti di ridare i sacchetti all'addetto alle consegne per riciclarli: mancando palesemente l'obiettivo della prevenzione.
Ma se vogliamo trovare delle pecche in quanto fatto dalla grande distribuzione inglese cosa dovremo dire del panorama italiano?
Ricerche effettuate su internet rilevano l'esistenza di accordi volontari sottoscritti negli ultimi anni da gruppi della grande distribuzione in occasione di tavoli di concertazione organizzati dalle province o dalle regioni. Questi accordi o protocolli di intesa oltre a una riduzione nella distribuzione degli shopper solitamente prevedono l'attuazione di altre buone pratiche nel campo della riduzione dei rifiuti, nella riduzione del consumo energetico, nel riciclo, ecc.
Peccato che il più delle volte non sia possibile reperire informazioni sugli esiti. Anche quando ci è capitato di informarci su specifiche disponibilità di dati presso gli enti non ci è stato fornito alcun riscontro.
In un paese in cui il ministero dell'ambiente ha potuto ignorare la questione grazie al decreto milleproroghe che rimanda al 2011 ogni decisione in merito possiamo capire che i gruppi della grande distribuzione indugino nel prendersi totalmente a carico la gestione di una questione che può rivelarsi difficoltosa. Tuttavia alcuni gruppi stanno prendendo in autonomia delle decisioni in merito avendo rilevato quanto la problematica dei sacchetti sia sentita e di attualità tra larga parte dei consumatori e delle amministrazioni locali. Pur ritenendo che queste prese di posizione siano necessarie e auspicabili pensiamo che fare sistema sia la situazione che maggiormente paghi quando si affrontano sfide in nome dell'ambiente.
Abbiamo pertanto tentato di coinvolgere i maggiori gruppi della grande distribuzione negli ultimi mesi con risultati piuttosto deludenti. Anche i tempi di reazione da parte dei gruppi con cui ci sono contatti in corso sono infiniti. Facciamo pertanto appello a Federdistribuzione per chiedere un supporto alla nostra campagna sperando che possa intercedere a nostro favore presso le catene aderenti.
Vi terremo sicuramente aggiornati.
GDO e l'ambiente: Il Governo inglese ha annunciato il prossimo percorso della nazione verso rifiuti zero, ASDA è già sulla buona strada! (dicembre '09)
ASDA uno dei marchi leader della grande distribuzione inglese ha raggiunto recentemente un importante obiettivo di riduzione nella distribuzione dei sacchetti in plastica nei propri punti vendita. In seguito a un accordo volontario con il programma governativo WRAP (Waste & Resources Action Programme) e l'associazione di categoria British Retail Consortium, sottoscritto insieme ad altre 6 catene, ASDA ha ridotto del 53% le quantità di shopper distribuiti rispetto ai numeri del 2006.
Nel dicembre del 2008 invece ASDA è stata la prima catena a firmare un accordo volontario con WRAP che prevedeva di dimezzare entro il 2012 la quantità di scarti di materiale edile e macerie derivanti dalla costruzione di nuovi punti vendita che solitamente finiscono in discarica.
Tuttavia il nuovo impegno annunciato qualche mese fa è quello di non inviare alcun rifiuto in discarica già entro la fine del 2010 aderendo all'obiettivo rifiuti zero.
La sottoscrizione di questo impegno ambizioso riguarda tutti i 356 negozi e 23 depositi di ASDA che attualmente recupera il 65% dei propri rifiuti riciclando più di 150.000 tonnellate di cartone e quasi 9.000 tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno. Per realizzare l'attuale recupero del 65% sono stati creati dei centri di servizio regionali nelle vicinanze dei punti vendita dove vengono trasportati i rifiuti che vengono divisi compattati e inviati ai centri di riciclo.
Il trasporto di questi materiali avviene utilizzando i viaggi di ritorno di camion che hanno effettuato consegne e tornano a destinazione evitando di aumentare il numero dei mezzi in circolazione. ( leggiL'Inghilterra avvia il percorso verso Rifiuti Zero )
GDO e l'ambiente: La grande distribuzione negli USA premia chi porta la sporta(dicembre '09)
Dal primo di novembre in tutti i 1700 punti vendita di Target (TGT), una catena che figura per fatturato al quinto posto negli Stati Uniti, verrà applicato uno sconto di 5 centesimi per ogni borsa riutilizzabile che i clienti useranno alle casse per riporre i propri acquisti.
A livello nazionale questa forma di incentivazione potrebbe portare a un risparmio di miliardi sacchetti di plastica considerando che, per ogni scontrino emesso, viene in genere fornito più di un sacchetto e che le transazioni annue di Target si aggirano sul miliardo e mezzo.
Un test pilota condotto in 100 negozi Target all'inizio dell'anno aveva prodotto una riduzione nel consumo del 58% .
Anche il gigante CVS una catena di drugstore con 7000 punti vendita accrediterà per un mese un punto su un'apposita tessera ad ogni cliente che effettuerà un acquisto con borsa propria. Ogni 4 punti il beneficiario avrà diritto a un bonus di 1$.
Questi programmi vengono avviati dai gruppi per rispondere alle aspettative e sollecitazioni in crescita da parte di governi locali, associazioni ambientaliste e cittadini per quanto concerne azioni di salvaguardia ambientale.
In tandem, i due programmi possono portare a un risparmio ingente di miliardi di sacchetti e allo stesso tempo spingere anche le altre catene ad adottare misure simili.
E' sempre più evidente che per tanti gruppi il perseguimento di uno sviluppo sostenibile sia diventato parte integrante delle proprie strategie competitive per conquistare nuove opportunità di mercato.
GDO e l'ambiente: Walmart lancia l'indice di sostenibilità dei prodotti(novembre '09)
Wal-Mart Stores, Inc. colosso americano della grande distribuzione e leader a livello mondiale ha presentato lo scorso luglio un programma ambientale di etichettatura per i prodotti che distribuisce la cui attuazione potrebbe ridefinire il design e la composizione dei beni di consumo venduti in tutto il mondo, ma anche aumentare i costi per fornitori e clienti.
Mike Duke, CEO di Wal-Mart ha dato il via ufficiale al progetto con un discorso alle maestranze e ai fornitori presentandolo come “il nuovo standard per le vendite del 21° secolo”.
Tutti i fornitori saranno tenuti a rispondere al questionario sull'indice di sostenibilità dei propri prodotti composto da 15 domande che vertono su aree come energia e clima, efficienza nell'utilizzo dei materiali e delle risorse naturali, persone, comunità e responsabilità etica e sociale.( segue a fine articolo)
Questo progetto permetterà alla catena di valutare la sua supply chain e offrirà ai consumatori la possibilità di scegliere i prodotti sulla base del loro impatto ambientale.
“Anche se si potesse realizzare qualcosa ad impatto zero come emissioni di CO2, che non contribuisca al riscaldamento globale, il prodotto potrebbe essere comunque nocivo all’uomo in altri modi,” dice Jay Golden, professore alla Arizona State University e futuro co-presidente del consorzio incaricato da Wal-Mart a compilare gli standards e raccogliere i dati. “Proprio per questo è indispensabile avere ben chiaro cosa realmente significhi sostenibile, e questo è ciò che sta tentando di fare Wal-Mart su larga scala".
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Ai suoi fornitori Wal-Mart ha chiesto di misurare l'impatto ambientale dei loro prodotti calcolando i costi ambientali complessivi che la realizzazione dei loro prodotti comporta.
Sulla base di questi dati ricevuti dai fornitori Wal-Mart elaborerà un sistema di rating che gli acquirenti troveranno come informazione insieme al prezzo di ogni prodotto, dalle magliette ai televisori.
L’indice sarà in grado di valutare un prodotto non solo in termini di costi ambientali di produzione, ma anche in relazione al suo impatto durante tutto il suo ciclo vitale che possa segnalare ad esempio quanto la produzione di uno specifico bene abbia inciso sul riscaldamento globale, o se contenga del legno abbattuto in modalità che hanno ridotto le riserve forestali pregiate naturali.. Gli acquirenti interni dell’azienda saranno giudicati anche in base al miglioramento del punteggio dei prodotti che acquisteranno dai fornitori nel tempo.
Il rivenditore più grande al mondo in termini di utili, una volta denigrato dai gruppi ambientalisti, dichiara che la nuova iniziativa rappresenta un coraggioso e innovativo passo nella riduzione del consumo energetico e della produzione dei rifiuti e per l'introduzione di prodotti sostenibili.
Alcuni dei precedenti sforzi intrapresi dal gruppo hanno avuto un ampio impatto: dalla vendita di oltre 100 milioni di lampadine fluorescenti a basso consumo energetico alla creazione di detersivi concentrati che usano meno imballaggi e acqua.
Non sembra però che i consumatori possano vedere le etichette prima di alcuni anni. La società stima che ci possano volere cinque anni o forse più, anche se gli esperti esterni coinvolti nel progetto ritengono che si potrebbe iniziare prima, forse già nel 2011. A progetto completato l'eco-indice di ogni prodotto presentato ai clienti sotto forma di “tabella dei valori ambientali”.
Il primo impatto di quest'ultimo impegno di Wal-Mart verrà intanto percepito dai suoi 100.000 fornitori, che si troveranno a sostenere i costi delle direttive ambientali dell’azienda, in un periodo di crisi economica. Wal-Mart ritiene prematuro stimare i costi sostenuti dai fornitori. La Patagonia Inc., produttrice di abbigliamento per esterno, pioniere nella riduzione dell’impatto ambientale dei suoi prodotti, si è rifiutata di rivelare i dati, ma sostiene che gli sforzi affrontati sono stati onerosi.
Len Sauer, Vicepresidente per la sostenibilità globale della Procter & Gamble Co., è dell’idea che le etichette dovranno essere scientificamente accurate ma nello stesso tempo comprensibili dai consumatori. Ritiene inoltre che in Europa sforzi in tal senso non abbiano ad oggi prodotto dei risultati incoraggianti in termini di definizione e formulazione di informazioni che avessero un senso per i consumatori.
Esperti che conoscono i progetti della catena affermano che Wal-Mart è orientata con questo progetto a anticipare la normativa di una futura regolamentazione delle etichette ambientali - che ha visto alcune applicazioni in paesi come Giappone, Regno Unito, Svezia – in modo da “ imporre” i propri parametri come standard a cui la produzione e distribuzione al dettaglio dovrà attenersi nella comunicazione sulla sostenibilità dei prodotti venduti.
Wal-Mart garantisce che l’informazione sarà accessibile a tutti, rivali compresi, nella speranza che ciò contribuisca a migliorare la definizione dello standard. Sebbene gli ispettori di Wal-Mart prevedano ispezioni e analisi dei prodotti a campione al fine di verificarne il contenuto, essi sono dell'idea che solo la trasparenza possa costituire un ostacolo al potenziale tentativo di inganno da parte dei fornitori.
"Molti fornitori sono in allarme, ma questo progetto rappresenta un'opportunità anche per loro," afferma Michelle Harvey di Enviromental Defense Fund, che ha lavorato con Wal-Mart in passato nell'assistenza al progetto. " Ritengo che i miglioramenti più significativi possano verificarsi ancor prima che il consumatore possa vedere i punteggi sui prodotti".
In ultimo, attraverso l'etichettatura, l'esperimento potrà servire per testare quanto il consumatore sia disposto a pagare per un prodotto migliore in termini di riduzione dell’impatto ambientale. Wal-Mart ritiene che gli acquirenti non siano ancora pronti a spendere di più per prodotti maggiormente sostenibili ma che un cambiamento di attitudini si verificherà presto tra la fascia dei nuovi consumatori nati dopo gli anni 80.
Indice di Sostenibilità:
Domande di valutazione per i Fornitori >>
ENERGIA E CLIMA Ridurre i costi energetici e l’emissione di gas-serra.
1 - La tua Ditta ha misurato l’emissione di gas-serra? (Sì/No)
2 - Hai scelto di sottoporre la tua emissione totale di gas-serra al Carbon Disclosure Project? (Sì/No).
3 - Qual’è la tua emissione totale di gas-serra riportata nella tua più recente e completa relazione? (Immetti le tonnellate metriche di CO2, come nell’esempio del Questionario CDP6, Sezione 2b -- Scopi 1 e 2 - emissioni).
4 - Hai stabilito e pubblicato un obiettivo di riduzione dell’emissione dei gas-serra? (Immetti le tonnellate metriche totali e la data fissata per il raggiungimento dell’obiettivo).
Ridurre i rifiuti e migliorare la qualità
Il punteggio sarà calcolato automaticamente in basa alla tua partecipazione al Packaging Scorecard, in aggiunta ai seguenti punti:
5 - Se misurati, pregasi riportare la quantità totale di rifiuti solidi generati dagli impianti che producono i vostri prodotti per Wal-Mart nell’anno più recente dalla data di misurazione (Immettere il totale in libbre).
6 - Hai stabilito e pubblicato un obiettivo di riduzione dei rifiuti solidi? Se sì, quali sono questi obiettivi? (Immetti le tonnellate metriche totali e la data fissata per il raggiungimento dell’obiettivo).
7 - Se misurata, pregasi di riportare la quantità totale di acqua impiegata dagli impianti che producono i vostri prodotti per Wal-Mart nell’anno più recente dalla data di misurazione (Immettere il totale in galloni).
8 - Hai stabilito e pubblicato un obiettivo di riduzione del consumo di acqua? Se sì, quali sono questi obiettivi? (Immetti i galloni totali e la data fissata per il raggiungimento dell’obiettivo).
Impiego di materie prime di qualità elevata e di origine tracciabile
9 - Hai stabilito e pubblicato delle linee guida per l’acquisto sostenibile dai tuoi diretti fornitori, che seguano un indirizzo di salvaguardia ambientale, rispetto dei lavoratori e sicurezza dei prodotti e/o ingredienti? Sì/No
10 - hai ottenuto una certificazione da terzi per ognuno dei prodotti che vendi a Wal-Mart? Se sì, seleziona, dalla lista di certificazione allegata, quelle per cui ogni tuo prodotto, o materia prima utilizzata, è certificato.
PERSONE E COMUNITA'
Produzione Etica e Responsabile
11 - Sei a conoscenza della localizzazione del 100% degli impianti che producono i tuoi beni? (Sì/No)
12 - Prima di iniziare una collaborazione con un’industria manifatturiera, valuti i loro parametri di qualità della produzione e la loro capacità di produzione? (Sì/No)
13 - Hai un processo di controllo del rispetto della manodopera al livello di produzione? (Sì/No)
14 - Lavori a contatto con la distribuzione per risolvere eventuali problemi emersi durante le valutazioni della tutela dei lavoratori, ed inoltre documenti le correzioni e i miglioramenti? (Sì/No)
15 - Investi nello sviluppo di attività comunitarie nei paesi fornitori in cui operi? (Sì/No)
Lettera aperta al sindaco di Lecce ma anche a tutti gli amministratori di buon senso(novembre '09)
Egregio Sig. Sindaco,
qualche tempo fa ci è pervenuto un messaggio da Daniele, un suo giovane concittadino che ha una panetteria e che testimonia la sensibilità di tanti altri esercenti e cittadini per le problematiche ambientali.
Daniele, anche come semplice cittadino, sente il peso di dover degnamente rappresentare la sua città e vorrebbe darne uno spettacolo edificante. Si sente pertanto mortificato nel vedere le piazze della sua città che, a volte, offrono un triste spettacolo agli occhi dei turisti e si sente impotente di fronte all'impossibilità di poter da solo educare un'intera cittadinanza. Siamo certi che un primo cittadino rappresentando ufficialmente la sua città senta questa responsabilità moltiplicata all'ennesima potenza.
Daniele dopo averle scritto lo scorso settembre
leggi la lettera >>
Caro Sindaco,
le scrivo dal mio posto di lavoro, da un panificio di Lecce e la prego di dedicare qualche secondo a quello che sto x dirle: dal 15 settembre ho deciso di distribuire il pane ai clienti senza il sacchetto di plastica in quanto x noi commercianti comporta dei costi molto onerosi e x l'ambiente un danno inestimabile....l'unica soluzione x convincere i clienti a non usare il sacchetto è stato quello di applicare un prezzo di 0.05 cent x ogni busta di plastica aderendo ad una campagna contro la diffusione della plastica alla quale molti comuni e province d'Italia hanno già aderito.. troverà delle informazioni su www.portalasporta.it mi piacerebbe che tutti i commercianti di Lecce facessero pagare la busta perché educare i leccesi è compito difficile soprattutto se si è soli.
Il nostro governo comunale può fare qualcosa x imporre il prezzo sulle buste x diminuirne l'utilizzo e il danno all'ambiente? Molti dei nostri clienti usano già la sporta e vengono già muniti da casa col sacchetto e hanno gradito la nostra iniziativa ma è anche vero che molti hanno origini nordiche quindi già educati a simili iniziative.
Lecce è un comune virtuoso rispetto molti altri del sud ma adesso bisogna aprire un capitolo nuovo x la nostra città e per essere alla pari con quelle del nord, cioè quello dell'Ambiente!
È stato terribile quest'estate vedere piazza San Oronzo piena di turisti con cartaccie che svolazzavano loro in faccia!
Distinti saluti
D.P.
e aver ricevuto da lei alcune borse riutilizzabili da omaggiare ai suoi clienti ha fatto una scelta coraggiosa che tanti esercenti hanno paura a intraprendere.
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Dopo aver stampato e affisso nel negozio le nostre locandine sta facendo pagare i sacchetti in plastica ai clienti.
Nonostante la sua azione sia passata come incomprensibile e risibile da parte di alcuni clienti, altri, la grande maggioranza, l'hanno compreso. Ha così raggiunto il suo obiettivo: ha ridotto del 95% lo spreco delle buste monouso!
Questo gesto, Signor Sindaco, potrebbe farle apparire una nuova opportunità: in tempi difficili c'è ancora più bisogno della passione e della collaborazione dei cittadini. Immagini tanti esercenti come Daniele che trasmettono questo importante messaggio verso i clienti : basta sprecare, basta sporcare, il nostro territorio è un bene prezioso ! E questo non costa nulla al Comune ma può trasmettersi come un contagio positivo. Cosa pensa di poter fare dunque come amministratore?
Potrebbe adottare la nostra campagna attivando esercizi e associazioni dei commercianti che, ne stia sicuro, aderiranno e La supporteranno?
Come ottenere queste adesioni spontanee ? Sollecitandole, supportandole con informazione , consigli, soluzioni… soprattutto VALORIZZANDOLE. Utilizzando allo scopo anche il sito del Comune per raccontare dell'iniziativa e per segnalare tempestivamente e mettere in evidenza chi e come si sta impegnando: così facendo in modo che i media parlino finalmente anche di esempi di cittadinanza virtuosa!
Noi siamo disponibili a dare a Lei, suoi Assessori, incaricati… a chi vorrà, il nostro appoggio, così come stiamo facendo con gli amministratori che ci chiamano ogni giorno.
Portare la sporta potrà sembrare un piccolo e forse insignificante gesto che non può incidere su scenari ambientali ben più drammatici, ma le assicuriamo che per tanti suoi concittadini, che intraprenderanno questa scelta con consapevolezza di causa, questo potrà diventare il primo passo nel necessario cammino verso scelte di nuovi stili di vita. Che tutti prima o poi dovremo intraprendere.
Fare attecchire questo seme nella Sua città è la sfida che Le chiediamo di accettare.
Confidando in un Suo favorevole e confortante riscontro Le auguriamo buon lavoro.
Non bere l'acqua del rubinetto ti costa almeno 300 euro all'anno !(ottobre '09)
"Bevi l'acqua di casa": è lo slogan della campagna di Altroconsumo per diffondere la cultura dell'acqua del rubinetto e dare un colpo di piccone ai pregiudizi, propagati ad arte, che l'hanno trasformata nella sorella povera e meno sicura di quella in bottiglia. Non è così: l'acqua del rubinetto non è un ripiego più economico, ma una scelta intelligente, che fa anche risparmiare. segue >> Articolo completo
Leggi inoltre : Scopriamo che acqua beviamo L’acqua a marca commerciale è l’acqua del rubinetto?
E' finita la luna di miele tra Mexico City e i sacchetti in plastica(settembre '09)
Gli adolescenti usano i sacchetti per introdurre alcolici nei luoghi dove si tengono concerti, i pendolari li utilizzano per trasportare bevande e generi di conforto, ovunque il loro uso ha soppiantato l'uso di cestini, borse o altri contenitori riutilizzabili usati in passato.
In questa metropoli soffocata dallo smog dove vivono 20 milioni di persone è da tempo in atto una vera e propria love story tra il sacchetto di plastica e i suoi abitanti che si sta però avviando a una conclusione.
Il governo ha emanato un provvedimento che vieta l'utilizzo di sacchetti approvato lo scorso marzo e firmato ad agosto che dà agli esercizi che utilizzano sacchetti un anno di tempo per conformarsi.
Questa misura si inquadra in un programma a favore dell'ambiente che ha visto un potenziamento delle piste ciclabili, l'introduzione di mezzi di trasporto pubblico a bassa emissione e l'avvio di un ambizioso programma di riciclaggio.
I gruppi della grande distribuzione si stanno preparando: Wal-Mart sta cercando di avviare programmi di riciclo per la plastica e di mettere a disposizione alle casse borse riutilizzabili.
Le catene dei supermercati Soriana e Comercial Mexicana sono passate ai sacchetti degradabili, sempre in plastica, ma che impiegano meno tempo a degradarsi.
Città del Messico ha tempo fino a metà ottobre per arrivare alla pubblicazione dei regolamenti che definiscono cosa si intende per sacchetto biodegradabile, nonché la sanzione prevista per le violazioni che potrebbe arrivare fino a 1 milione di pesos e 36 ore in carcere.
continua>>
Questo divieto riguarderebbe i circa 8 milioni di abitanti della città propriamente detta ma il ministro dell'ambiente dello stato del Messico ha proposto un simile provvedimento applicabile anche a gran parte dell'area metropolitana. Un divieto federale è stato proposto in seno al Congresso del Messico nel mese di febbraio ma la proposta è rimasta ferma a livello di commissione di valutazione.
L'associazione nazionale Mexico's National Association of Supermarkets and Department Stores esprime preoccupazione in quanto la legge a loro parere non specifica chiaramente quali confezionamenti in plastica degli alimentari potrebbero diventare fuori legge e richiedere confezionamenti alternativi.
Xiuh Tenorio, ex legislatore che ha formulato il bando asserisce che il divieto riguarda esclusivamente i confezionamenti che vengono effettuati in sede da parte di negozi, ristoranti e tintorie.
La vera sfida al rispetto del divieto è costituita dall'economia sommersa non regolamentata dei venditori ambulanti del centro città che secondo la camera di commercio potrebbero essere 35.000 nel centro della città solamente che utilizzano i sacchetti come primo contenitore in cui versare qualunque alimento sfuso dalle cavallette al peperoncino, prelibatezza messicana.
Nel centro della città, c'è un intero blocco di negozi che vendono prodotti per il corpo sfusi messi direttamente con l'ausilio di spatole o palette nei sacchetti in plastica. Enormi tini con gel per capelli, bianche montagne di crema idratante simil Dove o Nivea, si tratta infatti di prodotti contraffatti e più economici per chi non può permettersi di comperare i prodotti originali.
I sostenitori del provvedimento ribadiscono che si tratta di tornare alle vecchie e buone abitudini, sino al 1990 per trasportare gli acquisti fatti nei mercati venivano infatti usate sporte in stoffa dai colori vivaci. Sperano inoltre che il divieto contribuisca a riportare in auge le vecchie borse che ora si trovano in vendita come oggetti chic nelle boutique.
Tratto da http://www.kansascity.com/
Il bando dei sacchetti in Cina ha ripagato(settembre '09)
A oltre un anno dalla legge che ha impedito la produzione di buste in plastica di spessore inferiore ai 0,025 millimetri e ha vietato ai negozi la distribuzione gratuita ai clienti di sacchetti i risultati sono soddisfacenti.
In un comunicato rilasciato lasciato dal National Development and Reform Commission (NDRC) il divieto ha realizzato un risparmio annuo di petrolio equivalente a 2,4 milioni / 3 milioni di tonnellate.
Il divieto ha ridotto il consumo del 60% nei supermercati con un risparmio di mezzo milione di tonnellate di plastica e ha contribuito a una riduzione di emissioni di biossido di carbonio pari a 9,6 milioni di tonnellate secondo le stime ufficiali.
Ma il divieto ha avuto altri effetti positivi, costringendo le persone a cercare delle alternative ai sacchetti ha contribuito a sensibilizzarle su tematiche ambientali con il risultato che ha indotto altre pratiche quotidiane di attenzione per l'ambiente nelle case.
Il 74 per cento degli intervistati che hanno partecipato a un sondaggio di Global Times huanqiu.com si sono dichiarati a favore del provvedimento e il 58% circa ha dichiarato di aver diminuito la quantità di sacchetti utilizzata. Il 41% circa invece dichiara di non aver cambiato abitudini.
Province e regioni hanno adottato misure in linea con il divieto mentre nel sud ovest della provincia dello Yunnan, si è andato addirittura oltre vietando la produzione, la vendita e l'uso di tutte le forme di sacchetti di plastica.
Ma nonostante il divieto sia stato rispettato nelle zone centrali delle città l'esecuzione è tuttora disattesa nei piccoli negozi e nei mercati dell'alimentare dove i commercianti, per paura di perdere i clienti, continuano a regalare i sacchetti. Subito dopo il divieto i sacchetti venivano ancora consegnati furtivamente ma poco tempo dopo, apertamente come prima, come avviene ad esempio nel quartiere Haidian di Pechino. .
Ci sono inoltre fabbriche rischiando pesanti sanzioni continuano illegalmente a produrre i sacchetti vietati e a venderli tramite internet.
Questo provvedimento non ancora sviluppato a pieno regime fa parte di un piano generale a favore dell'ambiente. Secondo un programma intrapreso due anni fa la Cina si è impegnata a ridurre entro il 2010 il consumo energetico del 20% per ogni 10.000 yuan (1.470,6 dollari) di Pil.
Oltre ad aumentare la quota delle energie rinnovabili sino ad arrivare a coprire il 10 per cento del consumo totale di energia.
Come avverte Dong Jinshi, ambientalista e Vice segretario della Società di scienze Ambientali di Pechino Beijing Society for Environmental Science è necessario lavorare per prevenire all'origine le fonti dell'inquinamento bianco (da imballaggio eccessivo) e per educare le persone alla tutela dell'ambiente.
Fonte: China Global Times
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.... A Palo Alto CA i sacchetti in plastica sono stati banditi(settembre '09)
I sacchetti di plastica sono ufficialmente scomparsi dai negozi di alimentari di Palo Alto, cittadina della contea di Santa Clara, da poco più di un mese, i clienti se ne sono a mala pena accorti e non ne sentono la mancanza.
"Una volta che ci si abitua a utilizzare le borse portate da casa si scopre che è tutto più facile," ci dice Alex Woody, di Palo Alto, che è arrivato a Safeway con otto diverse borse di tela e altre due ne conserva a casa.
"Sono più robuste e contengono più quantità di acquisti, ho già convinto mia madre e mia sorella che abitano nell'Ohio perchè comincino ad utilizzarle," aggiunge Alex.
A Palo Alto, pochi clienti si sono lamentati, i più sono felicemente passati alle borse riutilizzabili che vengono mediamente vendute a un prezzo che varia da 1,08 a 1,49 $. Un numero sempre più crescente di clienti arriva con proprie borse e i più ripongono direttamente dal carrello al bagagliaio della propria auto acquisti sfusi dalle dimensioni più ingombranti come angurie o confezioni multiple di alimentari.
Rabiah Zahra, che vive nella zona est di Palo Alto, mentre compra la sua prima borse riutilizzabile da Safeway, afferma: “Ho un nuovo nipotino e voglio a proteggere l'ambiente per le generazioni future, tocca a noi, io cammino molto e vedo ovunque sacchetti abbandonati nella natura.”
Quando il divieto è entrato in vigore ad agosto, già tutti i punti vendita delle sette principali catene di prodotti alimentari offrivano solamente più buste in carta o borse riutilizzabili. Alcuni di questi gruppi avevano eliminato i sacchetti in plastica ancor prima che il divieto venisse approvato lo scorso marzo e gli altri hanno provveduto poco prima dell'entrata in vigore del provvedimento.
Il consiglio municipale di San Jose , la capitale della Contea di Santa Clara dovrà presto decidere se portare avanti una proposta di divieto di commercializzazione dei sacchetti in plastica a partire dal 2010 e che riguarderà anche la maggior parte dei sacchetti in carta. Qualora tale divieto passasse San Josè sarebbe la città più grande degli USA ad avere messo al bando i sacchetti in plastica. Nel frattempo, il personale tecnico dell'amministrazione avrà il tempo per effettuare un esame di impatto ambientale e la stesura dell'ordinanza che, a dicembre o all'inizio del prossimo anno, verrebbe inviata al consiglio per la votazione finale.
Questa ordinanza fa parte di un piano più ampio della città per ridurre le quantità di rifiuti che vanno in discarica. La nuova ordinanza, che non vieta l'utilizzo dei sacchetti in plastica usati per gli alimentari, è andata in vigore nonostante una prima opposizione da parte dei proprietari dei negozi coinvolti che si sentivano penalizzati rispetto ad altre tipologie di impresa.
La città ha anche vinto una causa intentata da un gruppo industriale che intendeva bloccare il provvedimento contestando il “presunto” minore impatto ambientale rappresentato dall'alternativa del sacchetto in carta. La causa è stata vinta dall'amministrazione di Palo Alto che ha però accettato di condurre uno studio di valutazione ambientale più completo prima di estendere il divieto ad altri tipi di imprese che commercializzano sacchetti in plastica. Nel frattempo i funzionari stanno lavorando alla proposta di estendere il divieto all'utilizzo del sacchetto in plastica alle farmacie e altri negozi, e considerando una possibile applicazione di una tassa sui sacchetti di carta.
Lo scorso mese di aprile, il consiglio comunale ha già approvato un divieto di commercializzazione di particolari contenitori monouso a base di polistirene espanso utilizzati dai ristoranti e gastronomie per contenere il cibo da asporto.
"Tutto questo ha un senso” afferma Woody. "Ho iniziato ad usare le borse per qualsiasi tipo di acquisto non solamente per le spese di genere alimentare"
Fonte : www.mercurynews.com
Colorado - Reusable Bag Challenge 2009 : Basalto ha vinto la sfida
La città di Basalto CO vince la competizione (CAST- Colorado Association of Ski Towns) Reusable Bag Challenge durata 6 mesi che si è conclusa il 1 settembre. Al secondo posto le cittadine Winter Park, Fraser e Granby, che hanno gareggiato insieme e al terzo posto Summit County.
Questa sfida ha permesso un risparmio complessivo di circa 5,3 milioni di sacchetti usa e getta "E' stato un grande successo", commenta David Allen, l'ideatore del programma. "I risultati sono stati superiori alle aspettative e il progetto ha ricevuto un'attenzione impressionante. I media si sono interessati alla sfida CAST anche in paesi distanti come l'Italia."
La competizione volta a incoraggiare l'uso della borsa riutilizzabile e a sensibilizzare gli abitanti sul problema dell'impatto ambientale ed economico del sacchetto usa e getta ha coinvolto 31 cittadine montane degli stati Uniti occidentali.
Premio in palio per la cittadina vincitrice di questa lunga sfida partita il 1 marzo 2009, è l'installazione di un impianto di pannelli solari per la scuola pubblica locale. La banca Alpine Bank e la società edile PCL Construction hanno sponsorizzato il programma con la somma di 10,000 $ necessaria per l'acquisto dei pannelli solari e con la distribuzione gratuita di 3000 borse riutilizzabili offerte da PCL azienda leader nella bioedilizia.
Andrew Karow, Presidente Regionale della banca che ha sostenuto l'iniziativa fin dal suo inizio dichiara "Alpine Bank si congratula con la comunità di Basalto per il risultato conseguito e considera un privilegio il poter essere stata partecipe di questo sforzo che ha permesso il risparmio di oltre 5 milioni di sacchetti."
L'azienda Independent Power Systems di Boulder Colorado ha generosamente offerto di fornire le parti e la manodopera necessaria per l'installazione dei pannelli solari al prezzo di costo.
I negozi e i supermercati coinvolti dall'iniziativa in tutte le cittadine si sono occupati di conteggiare tutti gli acquisti forniti senza sacchetto a clienti muniti di borse.
Le città partecipanti sono state : Telluride, Aspen, Mountain Village, Snowmass Village, basalto, Carbondale, Gunnison, Silverthorne, Dillon, Breckenridge, Frisco, Granby, Winter Park, Fraser, Avon, Crested Butte / Mt. Crested Butte, Durango, Eagle, Edwards, Estes Park, Grand Lake, Gesso, Silverton, Steamboat Springs, Gunnison e Vail. Jackson Hole, WY, Park City, UT, Sun Valley, Ketchum, Hailey e Bellevue.
La preoccupazione su problematiche ambientali come l'enorme produzione di rifiuti e il deterioramento delle risorse ha dato origine a questo progetto.
La partecipazione e l'attivismo delle comunità unitamente all'esigenza di ridurre sprechi e costi hanno convinto le amministrazioni delle cittadine a considerare seriamente la problematica dei sacchetti usa e getta partecipando alla competizione. 22 settembre 2009
In Colorado riduci gli shopper e vinci energia solare
Tutto è cominciato nel 2008 quando due cittadine montane dal cuore verde, Telluride e Aspen, hanno deciso di cimentarsi in una sfida amichevole a favore dell'ambiente. La scommessa consisteva nel raggiungere il più alto numero di sacchetti risparmiati e quindi non distribuiti incrementando l'uso di borse riutilizzabili.
La competizione, durata tre mesi, ha permesso il risparmio di 140.000 sacchetti in plastica e alla città vincitrice è andato un premio in denaro offerto da Alpino Bank per l'approvvigionamento di pannelli solari per la scuola locale.
Grazie all'entusiasmo di Dave Allen, del comitato promotore di Telluride, che ha contattato tutti i sindaci delle cittadine aderenti all'associazione Colorado Association of Ski town, alla nuova edizione hanno aderito, più di 30 cittadine e supermercati come Safeway, King Sooper, Wal-Mart and Sport’s Authority.
A Telluride hanno aderito tutti i tre supermercati locali tra cui il Village Market dove si è registrato in due mesi un risparmio di ben 4100 sacchetti!. L'edizione 2009 di Reusable Bag Challenge , partita il 1 marzo, si concluderà il 1 settembre: sebbene i numeri arrivati a Dave Allen non siano definitivi nei primi due mesi risulterebbero già risparmiati ben oltre 790.000 sacchetti monouso.
Nel frattempo la competizione acquisendo notorietà ha conquistato nuovi sponsor che hanno portato il premio a 10.000 $. Un'azienda che installa pannelli solare ha assicurato l'installazione e la fornitura dei prezzi di ricambio dei pannelli solari a prezzo di costo e regalato più di 3000 borse riutilizzabili ai cittadini.
Ogni cittadina si impegna con la partecipazione dei commercianti che registrano alle casse quante vendite vengono fatte senza distribuzione del sacchetto.
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Le cittadine si stanno impegnando con entusiasmo in un'organizzazione non da poco. A Durango l'azione è stata curata dalla sezione giovanile del locale Rotary Club. La responsabile Katie Zortman ha contattato e ottenuto l'adesione dei negozi locali che si sono impegnati a esporre le locandine, a stimolare l'uso di borse riutilizzabili e, parte più impegnativa, a registrare i conteggi manualmente.
Fortunatamente in alcune catene è stato invece previsto uno sconto per ogni acquisto senza sacchetti che, grazie ad un codice identificativo dell'operazione, permette una registrazione automatica dei sacchetti risparmiati. Studenti del College locale hanno affiancato Katie Zortman e supportato i commercianti nella registrazione e nella raccolta dei dati.
I negozi locali hanno sperimentato diversi approcci per abituare i clienti a usare borse riutilizzabili mettendole in vendita a 1 $, regalandole, abbonando 5 cent a chi acquistava sfuso, o facendo pagare i sacchetti monouso.
Al momento è in testa Winterpark's seguita da Basalto, Summit County e al quarto posto Aspen e Telluride. Quello che si registra è una crescente consapevolezza tra le persone, tanti quando dimenticano la borsa piuttosto che chiedere un sacchetto escono con gli acquisti in mano.
Questo dato conforta le aspettative degli organizzatori dell'evento che hanno visto nella competizione uno strumento concreto di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sull'impatto che le abitudini di ciascuno hanno a livello complessivo sull'ambiente.
QUANDO LA MUSICA STA CON L’AMBIENTE: al Ride Again Festival acqua gratis e sfusa per tutti
Nell’ultimo week end di agosto si è svolta sotto il segno dell’ambiente questa sesta edizione, intitolata Music from the globe e dedicata alla black music. Dal rispetto del Protocollo di Kyoto, con l’azzeramento delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, alla scelta di schierarsi contro la privatizzazione dell’acqua, con T.V.B. Vietato dunque l’ingresso nel Parco di Bornasco alle bottigliette in plastica, in favore dell’acqua comunale appositamente microfiltrata come legge comanda: la campagna T.V.B. Ti voglio bere ha previsto durante la manifestazione l’installazione di una Fontanella erogatrice di acqua microfiltrata attraverso un sistema di trattamento che toglie cloro, cloroderivati e eventuale materiale in sospensione. Il pubblico ha potuto così dissetarsi gratuitamente riempiendo la propria borraccia T.V.B. durante tutta la tre giorni di concerti. Una bella convenienza, perché l’acqua è di ottima qualità, buona al gusto, gratuita ed ecologica.
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E gli spettatori hanno dimostrato di apprezzare: i numeri verdi della tre giorni di Bornasco parlano di circa un migliaio di borracce T.V.B. vendute, 6.000 litri di acqua microfiltrata erogata gratuitamente con la Fontanella T.V.B., 250 kg di plastica evitata e circa 600 kg di CO2 non emessa in atmosfera.
“Siamo un po’ dei pionieri - dice Cristiano Zanotti, dell’associazione culturale organizzatrice Blow Bros Entertainment -, e possiamo dire di essere molto orgogliosi della nostra scelta, anche perché l’abbiamo fatto perché siamo noi i primi a crederci. Anche la gente era soddisfatta, ha capito il nostro modo di usare e rispettare l’acqua e ne ha fatto tesoro”. “Molti degli spettatori si sono infatti rivolti allo stand T.V.B. per avere informazioni e rassicurazioni sull’acqua del rubinetto. Speriamo che poi una volta tornati a casa possano continuare questa buona abitudine di bere l’acqua della rete, riducendo così i rifiuti in plastica, le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, il petrolio usato per trasportare le bottiglie di acqua da una regione all’altra, e ovviamente le spese familiari”, aggiunge Domenico Filippone del Centro Studi Ambientali.
E' ufficialmente aperto il bando per la terza edizione del Premio nazionale dei Comuni a 5 stelle, promosso dall’Associazione dei Comuni Virtuosi, in collaborazione con il Movimento per la Decrescita Felice e Città del Bio, e il patrocinio di diverse reti di enti locali.
Giovedì 10 settembre (ore 11.00) si terrà presso la sede del settimanale “CARTA”, la presentazione alla stampa Premio.(clicca sull'immagine per scaricare il bando del concorso)
Lavorare alla nascita di un premio sulle buone prassi amministrative che valorizzi gli enti locali impegnati nella riduzione complessiva della propria impronta ecologica, è l’obiettivo che muove fin dalla nascita gli amministratori dei Comuni Virtuosi, quale punto di riferimento per la diffusione di politiche e scelte quotidiane orientate a diminuire l’impatto ambientale delle pubbliche amministrazioni e, più in generale, delle comunità locali.
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Al premio, giunto quest’anno alla sua terza edizione, possono concorrere tutti gli enti locali che abbiano avviato politiche (azioni, iniziative, progetti caratterizzati da concretezza ed una verificabile diminuzione dell’impronta ecologica) di sensibilizzazione e di sostegno alle “buone pratiche locali” con particolare riferimento alle seguenti categorie:
gestione del territorio (Opzione cementificazione zero, recupero aree dismesse, progettazione partecipata,bioedilizia, ecc.);
impronta ecologica della “macchina comunale” (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche,ecc.);
rifiuti (raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso);
mobilità sostenibile (car-sharing, car-pooling, traporto pubblico integrato, piedibus, biocombustibili, ecc.);
nuovi stili di vita (progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali: filiera corta, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, autoproduzione, finanza etica, ecc.).
Una giuria composta da tecnini e personalità del mondo universitario e scientifico, stilerà una graduatoria finale indicando le progettualità ed esperienze più significative. Il termine per la presentazione dei progetti è fissato per il 25 ottobre. La cerimonia di premiazione avverrà presso il Comune di Camigliano (CE) sabato 21 novembre.
Il Comune vincitore riceverà una consulenza gratuita per l’attivazione di un progetto pilota a livello nazionale di mobilità dolce. Un modo concreto per favorire una riduzione dell’inquinamento atmosferico e una maggiore qualità della vita della comunità locale.
Saranno presenti alla conferenza stampa:
Gianluca Fioretti - Sindaco di Monsano (AN) e Presidente Associazione dei Comuni Virtuosi
Marco Boschini – Assessore di Colorno (PR) e Coordinatore Comuni Virtuosi
Ignazio Garau – Città del Bio
Per ogni necessità di ulteriori informazioni è stata istituita la Segreteria del Premio quale organo operativo a cui chiunque può rivolgersi. I suoi recapiti sono: Comune di Colorno: 0521313745 - 3346535965 – info@comunivirtuosi.org
Cartolina dalla Corsica di Roberto Cavallo
Corsica (agosto 2009) - Sto pagando in farmacia e la farmacista, con fare gentile, mi informa, porgendomi il resto, che dovrò portarmi via le scatoline delle varie medicine appena comprate, così, sfuse, "perché non diamo più sacchetti in plastica".
"Ah già", penso io, la Corsica è stata la prima in Europa a sopprimere i sacchetti in plastica della spesa, me ne ero scordato.
Esco dalla farmacia pensando che voglio andare a fare la spesa in un supermercato per vedere come si sono organizzati. Passo la giornata a spasso per i villaggi arrampicati alle rocce che si tuffano nel mare.
Sono a San Antonino e, mentre fotografo dei falchi che si lasciano trasportare dal vento, posata accanto ad una porta, scorgo una sporta, si in plastica, ma robusta e riutilizzabile.
Lascio i falchi al loro roteare e guardo la borsa con una bella foto delle coste della Corsica e delle scritte eloquenti "Praticu è assai megliu pè a Corsica" che non hanno neanche bisogno di traduzione "Un mi ghjittate micca - Um imbruttu micca - Difendu a Natura".
La sera scendo a far la spesa al supermercato e alle casse tutti hanno la borsa che avevo visto in montagna.
Chi non ce l'ha può comprarla o comprarne in carta, come mostra un cartello grande, proprio sopra le casse: "I nuovi sacchi della spesa - Il sacco non inquinante e riciclabile" e ancora "Fate la vostra scelta".
Purtroppo non è tutto così bello, la frutta e la verdura, per esempio, si comprano con guanti in plastica usa e getta e si ripongono in sacchetti in plastica leggera... Come dire c’è ancora da lavorare, ma c'è da pensare che se ce la fanno in Corsica ce la si può fare anche altrove, in Italia per esempio! Da Roberto Cavallo
La GDO e l'ambiente - notizie dall'estero. L'impegno della catena Kröger nella promozione delle borse riutilizzabili
Kröger, è uno dei più grandi gruppi della GDO americana con sede a Cincinnati, Ohio, ed è presente in 31 stati americani con più di 326.000 soci che gestiscono 2.481 supermercati e grandi magazzini. Appartengono al gruppo oltre alla catena Kröger altri marchi come Ralphs, Fred Meyer, Food 4 Less, Fry's, King Soopers, Smith, Dillons, QFC, ecc . Senza contare una catena di negozi convenzionati Convenience Store con 771 punti vendita, 385 negozi di gioielli, 40 impianti di trasformazione alimentare ed altro ancora.
Per il secondo anno di fila, indice un concorso on line Design a Reusable Bag che premia il miglior motivo di design da riprodurre su una borsa. Al concorso che quest'anno si è tenuto da marzo a maggio possono partecipare tutti gli americani con più di 13 anni. Per poter partecipare ci si registra al sito Design a Reusable Bag http://www.designareusablebag.com/index.aspx accessibile da tutti i siti delle catene del gruppo.
Chiunque partecipi con la presentazione di un disegno riceverà comunque un accredito sulla propria carta socio per poter ritirare uno shopper gratuitamente con il proprio disegno impresso.
continua>>
Sino a maggio oltre a inserire propri disegni è possibile votare i disegni proposti. Sulla base dei voti e del parere di una giuria vengono nominati 10 finalisti. Il vincitore del concorso riceverà un buono spesa pari a 1000 $ spendibile nei punti vendita del gruppo e la possibilità di vedere il suo disegno impresso sulla linea di borse in vendita durante l'anno in corso. Agli altri finalisti verranno assegnati buoni spesa da 250$ e 100$. I nomi dei finalisti di quest'anno verranno resi noti a inizio giugno e i modelli rimarranno consultabili sul sito sino a fine mese.
Kröger ha venduto nel 2007 più di 6 milioni di borse riutilizzabili e si propone di arrivare a raddoppiarne le vendite negli anni a seguire.
Sul sito di Design a Reusable Bag è attivo un contatore che indica la quantità di sacchetti evitati all’uso dal gruppo ogni giorno. Il conteggio è il risultato di una ipotesi: se una borsa riutilizzabile garantisce il risparmio di 1000 sacchetti nel suo ciclo di vita e il gruppo ha una vendita media giornaliera di borse riutilizzabili pari a 12,953 esemplari ogni giorno si può ben sperare che utilizzandole sempre il contatore “dica la verità”.
Un efficace programma lanciato a fine 2007 Bag2Bag e tuttora attivo ha raccolto in quattro mesi 113 tonnellate di plastica che sono state riconvertite in altri sacchetti e in materiali per l'edilizia come mattoni e laminati.
I clienti possono depositare in appositi contenitori, ben visibili in tutti i punti vendita del gruppo, i propri sacchetti in plastica (di tutte le provenienze), le pellicole plastiche e gli altri involucri in plastica utilizzati dalle tintorie per destinarli al riciclo. http://www.designareusablebag.com/index.aspx
Notizie da Washington, San Clemente, Outer Banks, Edmonds
Tassa sui sacchetti a Washington per la bonifica del fiume Anacostia
Luglio 2009 - Nel distretto di Columbia è stata approvata all'unanimità un progetto di legge che prevede l'applicazione di una tassa di 5 cent su sacchetti in plastica e in carta monouso distribuiti da supermercati, take away, alimentari e altre tipologie di negozi. Nel distretto una famiglia media di quattro persone consuma ogni anno circa 1.880 sacchetti di plastica solamente per la spesa di alimentari, i supermercati distribuiscono 90.000 sacchetti alla settimana.
I proventi andranno devoluti a un fondo di recente istituzione Anacostia River Cleanup Fund( http://www.trashfreeanacostia.com/index.cgi?page=fund ) per la protezione del fiume Anacostia gravemente compromesso da inquinamento da rifiuti.
"Questo provvedimento e la conseguente azione di bonifica e riqualificazione del fiume permette al Distretto di Columbia di diventare capofila di un progetto che va a contrastare efficacemente e per la prima volta l'inquinamento provocato dai sacchetti monouso", ha dichiarato Tommy Wells, membro del consiglio di distretto e autore del disegno di legge.
Secondo una recente ricerca del dipartimento federale all'ambiente del distretto, sacchetti, bottiglie, confezioni e imballaggi in plastica di vario genere costituiscono l'85 per cento dei rifiuti presenti nel fiume (un affluente del fiume Potomac). In altri affluenti del fiume, come il Watts Branch, i sacchetti di plastica rappresentano quasi il 50 per cento della spazzatura.
Il rapporto afferma che per effetto del provvedimento di tassazione i rifiuti potrebbero diminuire del 21% nel fiume e del 50% nei suoi affluenti.
Tutti i cittadini vengono invitati a ridurre la quantità di sacchetti di plastica a beneficio dell'ambiente e a utilizzare borse o zaini, che potrebbero già avere a casa, senza bisogno di acquistare borse speciali acquistando quanto più possibile prodotti sfusi anche nell'ortofrutta.
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San Clemente Anche a San Clemente, California, si sta considerando di bandire i sacchetti riservandosi di attendere l'esito di proposte di legge in corso a livello di stato. C'è attesa anche di poter beneficiare di uno studio di impatto ambientale provocato dai sacchetti che l'ente californiano di protezione dell'oceano, California Ocean Protection Council, sta preparando per metterlo a disposizione di tutte le città dello stato che vogliano legiferare in merito. Il rapporto, costando intorno ai 100000 $, non è sicuramente alla portata di spesa di piccole cittadine.
La mancata presentazione di questo studio a supporto di provvedimenti emessi da Los Angeles, Santa Monica, Palo Alto, Manhattan Beach, Calif., ha permesso al movimento Save the Plastic Bag, costituito da rappresentanti dell'industria plastica, di bloccarne l'applicazione tramite causa legale. Manhattan Beach ha presentato ricorso.
Nel frattempo, si sta anche lavorando a una proposta di divieto di un utilizzo usa e getta per quanto concerne anche altri contenitori e vaschette monouso per alimentari, in materiali non riciclabili, e a vietare l'uso di palloncini come decoro esterno in occasione di eventi. Lo scopo di decretare un bando o di applicare una tassa è quello di ridurre la quantità di plastica in circolazione abituando le persone ad usare borse riutilizzabili.
Gli Outer Banks del Nord Carolina ( http://www.tripadvisor.it/LocalMaps-g616326-Outer_Banks-Area.html ) sono diventati dal 24 giugno la prima comunità dell 'East Coast a bandire i sacchetti in plastica di spessore inferiore ai 0,025 millimetri distribuiti dai supermercati, catene e grandi negozi. Il divieto entrerà in vigore il prossimo settembre 2009 e riguarderà le contee di Currituck, Hyde e Dare. I clienti avranno a disposizione sacchetti in carta riciclata ma saranno soprattutto incentivati a servirsi di borse riutilizzabili a fronte di rimborsi, pari al costo dei sacchetti risparmiati, che la legislazione prevede debbano essere loro elargiti dalla catene quando acquistano senza sacchetti monouso. I rimborsi possono consistere in sconti immediati o in accredito punti su tessere fedeltà dei diversi supermercati che danno diritto a sconti ulteriori o regali.
Il bando è stato accolto positivamente dal portavoce del punto vendita locale della grande catena americana Wal-Mart. “Il nostro gruppo è sempre stato leader tra i gruppi della GDO nel compito di ridurre la quantità di plastica utilizzata nei punti vendita e nel promuovere tra i propri clienti l'uso della borsa riutilizzabile. Pur non prevedendo l'entrata in vigore di questa legge la valutiamo positivamente e cogliamo l'opportunità di sperimentarne le tappe e gli esiti con il nostro punto vendita locale e di estendere l'esperienza a altri punti vendita negli USA” dichiara Chris G. Neeley.
Edmonds, Washington A Edmonds la distribuzione di shoppers potrebbe essere vietata in tutti i punti di vendita al dettaglio entro i primi mesi del prossimo anno. Così ha definito una prima votazione che potrebbe essere ratificata da una votazione finale a luglio. La cittadina conta 40.000 residenti con un consumo annuo di 8 milioni di sacchetti. In America al momento sono attivi bandi a Westport, Conn., San Francisco, Malibu e Fairfax in California.
Anche a Fairfax, California, è entrato in vigore il bando verso lo shopper
Dal 4 maggio 2009 anche a Fairfax, cittadina che conta circa 7300 abitanti, il sacchetto di plastica è stato bandito. Il Consiglio Comunale di Fairfax aveva già pronto un bando in tal senso nel 2007 ma, a seguito di una minaccia di citazione a giudizio da parte di due produttori di shoppers, ha dovuto convertire il provvedimento in misura volontaria. L'attuale sindaco Larry Bragman ci riprova però un anno dopo mettendo la decisione in mano ai cittadini con il referendum tenutosi il 4 novembre scorso.
L'esito conferma con il 79% di voti a favore il sostegno degli abitanti al bando.
Il sindaco Larry Bragman emette quindi il giorno stesso l'ordinanza che vieta la distribuzione di sacchetti in plastica alla scadenza dei 6 mesi.(bando in inglese)
La novità rispetto ad altri bandi è che l'ordinanza include tutte le tipologie di sacchetto in plastica (alta o bassa densità) ed è applicabile a tutte le tipologie di pubblico esercizio (negozi, ristoranti, take-away, ecc). Copia dell'ordinanza è stata recapitata a ogni esercizio entro 30 giorni prima della data di entrata in vigore.
Le sanzioni sono pari a 100 $ per la prima infrazione, 200 $ per la seconda e 500 $ per la terza. A tutte le tipologie di esercizi è concesso di tenere borse riutilizzabili in vendita.
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Il processo che ha portato sin qui è stato innescato dalla determinazione di Renee Goddard, appassionata ambientalista che, colpita da un discorso tenuto da Green Shanga dal titolo “Ripensare la plastica Ripensare le nostre vite” (link http://www.greensangha.org/Plastics-Campaign/), ha deciso di passare all'azione. La sua prima sfida è stata eliminare la distribuzione dei sacchetti dal mercato di produttori agricoli locali di Fairfax, (uno dei sette mercati gestiti da MFM, Marin Farmers Market un'associazione no profit della contea di Marin).
Con la collaborazione di associazioni ambientaliste locali come Sustainable Fairfax e Good Earth è partita un'azione di comunicazione che ha visto la distribuzione nel mercato di borse cucite a mano e di altre alternative agli shoppers. La sede del servizio sanitario locale ha fornito gli strumenti per una sensibilizzazione e una educazione ambientale, cittadini volontari si sono impegnati a raccogliere le prime firme per supportare la richiesta di divieto.
Il Fairfax Farmers Market è entusiasta di essere il primo dei mercati MFM che non offre più sacchetti di plastica monouso. La stagione 2009 apre a maggio e termina a settembre: i clienti dei 25 agricoltori e artigiani locali sono incoraggiati a fare la loro parte, portando le proprie borse riutilizzabili consci che, anche in presenza di alternative monouso come sacchetti in carta riciclata o compostabili, la borsa è la soluzione da preferire nel rispetto dell'ambiente.
"In questa stagione si vede finalmente il risultato dello sforzo e del lavoro effettuato da centinaia di persone della comunità del Fairfax Farmers Market", riflette il Market Manager del Marin Farmers Market, Amelia Spilger: “Il fatto che gli abitanti di questa cittadina abbiano votato a favore di questo provvedimento rassicura gli agricoltori che si sentono incoraggiati a proporre alternative alla plastica ai propri clienti aiutandoli a reimparare a portare a casa i prodotti freschi senza plastica”.
Anche se il bando non concerne le buste in plastica per alimenti il mercato ha escluso anche quest'utilizzo insegnando ai clienti a mettere frutta e verdura in cestini. Una volta che il contenuto è stato pesato frutta e verdura vengono trasferite direttamente nelle borse o in contenitori riutilizzabili in plastica o vetro con coperchio che i clienti si portano da casa.
Fairfax sostenibile continuerà a svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere questo sforzo di educazione ambientale per la comunità. Il loro progetto, i Green Wednesdays, viene ospitato dal 2007 dal Fairfax Farmers Market. In occasione dei ricorrenti incontri periodici vengono forniti ai residenti suggerimenti su come si possa ridurre il proprio impatto ambientale durante tutto l'anno e non solamente durante la giornata internazionale della Terra, l' Earth Day.
Per saperne di più: http://www.sustainablefairfax.org/content/view/199/4/
Larry Bragman il sindaco di Fairfax che ha emesso il bando
Vedi il brevissimo filmato in cui il sindaco Larry Bragman racconta che Fairfax vanta una tradizione di scelte e riforme innovative a favore dell'ambiente. Dopo aver spiegato le ragioni per cui la plastica è dannosa per l'ambiente, Bragman evidenzia come l'esperienza di San Francisco, con un bando in vigore da due anni, ha permesso anche alla sua cittadina di seguire la stessa via.
Fairfax ha adottato da poco la strategia “rifiuti zero” con l'obiettivo di arrivare, in un massimo di 10 anni, a una riduzione di rifiuto indifferenziato pari all' 80 %. Le aziende di raccolta rifiuti hanno appoggiato il bando perchè hanno visto nella riduzione di grosse quantità di sacchetti un risparmio effettivo per i loro bilanci.http://www.greenpartywatch.org/2009/05/18/california-mayor-explains-plastic-bag-ban/
Concerto sostenibile ? L'impegno a tutto campo di Jack Johnson nel suo ultimo tour internazionale
Jack Johnson ( http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Johnson_(musicista) ) cantautore, atleta, film-maker coltiva oltre all'amore per la musica una grande passione per l'ambiente che si manifesta con atti concreti.
Supporta infatti da tempo programmi di educazione ambientale nelle scuole delle Hawai dove è nato e risiede, e la campagna A Rise above plastic promossa da Surfrider . I risultati della sua ultima fatica sono stati resi noti qualche mese fa.
Si tratta del tour Jack Johnson World Tour 2008, svoltosi lo scorso anno che è stato anche un vero e proprio progetto di educazione ambientale rivolto ai suoi fan e appassionati di musica e concerti.
In concomitanza con il tour e stato infatti presentato AllAtOnce.org, ( http://www.jackjohnsonmusic.com/allatonce ) un social network che ha messo a disposizione informazioni e strumenti per motivare e responsabilizzare le persone sensibili alla musica a svolgere anche un ruolo attivo nella propria comunità e nel mondo rispetto a tematiche ambientali.
Il claim di Allatonce infatti recita: Un'azione individuale, moltiplicata per milioni di persone, crea un cambiamento globale.
Prima della partenza del tour gli appassionati di musica e concerti sono potuti venire a conoscenza on line su importanti questioni ambientali potendone discutere con l'aiuto di esponenti di oltre 150 società non-profit selezionate da Jack a livello mondiale che hanno dialogato in rete con gli utenti.
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Tra le altre i fan hanno avuto l'occasione di conoscere e di venire a contatto con: Surfrider, Climatecounts.org ( http://www.climatecounts.org/ ), 1%for The Planet ( http://www.onepercentfortheplanet.org/en/ ), VotetheEnvironment.org
Anche in occasione dei concerti del tour le associazioni erano presenti all'interno di uno speciale stand al Village Green. Per incentivare l'interesse iscrivendosi al gruppo veniva offerta la possibilità di scaricare gratuitamente brani di Jack Johnson e altri musicisti o in occasione di concerti poterli vedere dal back stage.
I fan sono stati incoraggiati ad arrivare ai concerti con i mezzi pubblici o ad aggregarsi a altri fan attraverso il carpooling (http://it.wikipedia.org/wiki/Auto_di_gruppo) potendo beneficiare di posteggi riservati. Durante gli eventi e all'interno del Village Green i visitatori hanno potuto acquistare merchandise ecologica come borse riutilizzabili, borraccie che potevano essere gratuitamente riempite da appositi erogatori alla spina.
Oltre al risparmio in termini di sacchetti e bottiglie in plastica, per ridurre ulteriormente la produzione di rifiuti da mandare in discarica sono stati predisposti contenitori per accogliere rifiuti in modo differenziato e poterli riciclare. I fan hanno potuto compensare le emissioni di CO2 relative al proprio viaggio acquistando il biglietto tramite Ticketmaster e per compensare le emissioni del tour sono stati devoluti contributi a speciali programmi.
A Seattle si vota per l'applicazione di una tassa sugli shopper monouso in plastica e carta
Anche a Seattle dal primo gennaio 2009, così come in Irlanda, sarebbe dovuta entrare in vigore una legge che prevede il pagamento di una tassa di 20 cent sull'acquisto del sacchetto monouso in plastica e carta. (Questa tassa precedentemente introdotta in Irlanda nel 2002 sul sacchetto in plastica ne ha ridotto il consumo del 90%).
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Gli introiti dovevano essere destinati all'organizzazione di campagne di educazione dei cittadini, di aiuti all'acquisto di borse da regalare a famiglie e individui a basso reddito e a finanziare programmi di incentivazione al riciclaggio e alla riduzione rifiuti.
A seconda del proprio fatturato i negozianti avrebbero potuto trattenere una quota della tassa, pari a 5 cent, per i costi di gestione amministrativa o, nel caso di negozi molto piccoli, l'intera cifra.
L'industria della plastica però, appena emanato il decreto nel 2008 e allo scopo di prevenire un pericoloso precedente, ha messo in campo un investimento superiore ai $ 250.000, erogato dall'American Chemical Council, per un'azione di contrasto.
Operatori regolarmente pagati sono stati reclutati in California e inviati in loco per raccogliere le firme necessarie per indire un referendum. Il numero di firme necessario è stato raggiunto e i cittadini saranno perciò chiamati a votare al referendum il prossimo 18 agosto.
Anche i previsti programmi di sensibilizzazione e di promozione di borse riutilizzabili hanno dovuto essere sospesi.
In risposta a questa azione un gruppo di cittadini ha formato un comitato di difesa del provvedimento emesso nel 2008 e a sostegno del proprio sindaco, Greg Nickels, fondando il movimento Green Bag Campaign. (http://greenbagcampaign.org/)
Per finanziare le attività di informazione e di sensibilizzazione dei cittadini sul tema sottoposto a referendum e per l’ottenimento del voto favorevole alla approvazione della legge sono stati raccolti fondi e donazioni da volontari.
A Seattle si consumano 360 milioni di sacchetti monouso tra plastica e carta con un consumo annuo di 500 shopper in plastica procapite.
Guarda il video prodotto per la campagna "Seattle Green Bag Campaign" :
Turismo sostenibile ? Si grazie !
Con l'arrivo dell'estate aumentano le gite fuori porta, le escursioni e in tanti partono per le agognate vacanze.
Vogliamo allora proporre a tutti gli amici che portano la sporta o lo zaino e si sono affrancati dalla dipendenza da sacchetto di prendere qualche piccolo accorgimento in più per praticare un turismo più sostenibile.
Innanzitutto cosa significa turismo sostenibile ? Riportiamo la definizione data dalla rivista ambientale del Consiglio d’Europa: "per turismo sostenibile s’intende ogni forma di attività turistica che rispetta e preserva a lungo termine le risorse naturali, culturali e sociali e che contribuisce in modo positivo ed equo allo sviluppo economico e al benessere degli individui che vivono e lavorano in questi spazi". Ecco allora che il turismo sostenibile non solo si preoccupa di non intaccare le risorse dei luoghi che va a toccare, ma si fa carico di portare un contributo attivo alla loro salvaguardia.
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Pertanto, oltre a consigliare il rispetto del decalogo dell'eco-bagnante proposto da Legambiente, del decalogo del picnic sostenibile promosso da Coldiretti la nostra iniziativa vi propone di adottare l'equipaggiamento sostenibile che previene la produzione di rifiuti in plastica monouso che dovreste altrimenti lasciare come ricordo del vostro passaggio.
E quindi portate con voi borraccia, zainetti termici, contenitori riutilizzabili durante le vostre escursioni e gite, ovunque andiate. Non è complicato, serve un briciolo di organizzazione.
Prendete ispirazione da questo video dedicato agli uomini, Reusables for real men dove il fondatore di Reusablebags.com,Vincent Cobb presenta una serie di articoli riutilizzabili. Signori maschi italiani, non vi resta che imparare!
Attraverso il sito di Reusablebags.com non si ha solamente l'occasione di acquistare tra un'ampia scelta di borse e altri contenitori, che prevengono l'uso di imballaggi usa e getta, ma di documentarsi sull'impatto ambientale della plastica e rimanere aggiornati sulle azioni che vengono intraprese negli Stati Uniti a questo proposito.
Da questo sito proviene il nostro contatore di sacchetti che è stato inserito nella scenografia dello show di Oprah Winfrey: Oprah’s Earth Day Show, “Go Green Save Money” durante la Giornata della Terra lo scorso aprile.
Gli esperti del settore concordano nell'affermare che la prevenzione nella produzione dei rifiuti, in Italia soprattutto, è molto sottovalutata nonostante che le direttive europee stabiliscano che nel ciclo della gestione dei rifiuti è la prevenzione l'obiettivo prioritario verso cui tutte le politiche in materia dovrebbero tendere.
Prevenzione, riduzione e riutilizzo sono le parole chiave che possono guidare le amministrazioni pubbliche nell’organizzazione delle attività cercando di recuperare il ritardo con cui la prevenzione si è affacciata come nuovo orizzonte sul territorio a livello locale e nazionale.
A questi proposito vogliamo parlare dei progetti realizzati a Piossasco, un comune a 30 km da Torino che conta 17500 abitanti.
La Città di Piossasco ha istituito un fondo destinato all’incentivazione degli interventi per la riduzione dei rifiuti alla fonte e l’uso di buone pratiche ambientali rivolto agli esercenti commerciali di vicinato e attività di somministrazione alimenti e bevande in pubblici esercizi. Questo fondo, inferiore ai 30.000 euro per due anni di attività (2007-2008) ha permesso la realizzazione di alcuni progetti che hanno avuto, evidentemente, effetti positivi anche sull'ottimo livello raggiunto dalla raccolta differenziata: il 73%. Nonché sul dato relativo alla produzione di rifiuti prodotta giornalmente a Piossasco (1 kg procapite) inferiore del 37% rispetto alla media della provincia di Torino (kg. 1,58). Vediamo alcuni di questi progetti in che cosa consistono.
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Rete dei negozi leggeri: ovvero contributi ai negozianti che adottano buone pratiche di riduzione degli imballaggi.
Il Progetto Riducimballi in collaborazione con Ecologos e in concertazione con l'Assessorato al commercio è stato finanziato con circa 14.000 euro, prevedendo un contributo per i negozi aspiranti a entrare nella rete pari al 50% del costo in caso di investimento (acquisto / installazione di attrezzatura) e un contributo di 150 euro per l'adozione di buone pratiche di riduzione.
Hanno aderito 22 negozi di prossimità. Le pratiche di riduzione attuate vanno dalla vendita di vino sfuso, di detersivi alla spina, all'abolizione di imballaggi inutili come le bustine di zucchero, all’impegno ad acquistare solamente detersivi sfusi per fare le pulizie, ecc. Tutti i negozianti hanno dovuto seguire dei corsi di aggiornamento in tema di rifiuti. Ipotizzando un consumo settimanale di una bottiglia l'acquisto di vino sfuso con vetro a rendere permette di evitare in un anno 19,1 Kg.
Io non compro rifiuti: ovvero incentivazione economica in favore dei cittadini che utilizzano borse di tela in modo continuativo
Per questo progetto sono stati investiti 10.000 euro con il coinvolgimento della Rete negozi leggeri impegnati nella promozione di un'altra buona pratica: si sono distribuite 500 borse di tela, a ognuna delle quali è stata associata una tesserina. Ogni volta che il cittadino usa in uno qualsiasi dei negozi aderenti alla rete la borsa di tela del Comune, riceve un timbro sulla tesserina. Dopo cinque timbri, ha diritto a 5 euro di sconto in uno qualsiasi dei negozi della rete. L’importo dello sconto viene poi rimborsato ai negozi dal Comune.
Il bambino leggero: contributi per i genitori che acquistano i pannolini riutilizzabili.
E' stata fornito a ogni famiglia in attesa un set completo di pannolini riutilizzabili in comodato d’uso, il Comune chiede in cambio di potere monitorarne l’uso nonché la disponibilità della famiglia a parlare ad altre dell’esperienza. Si è quindi concesso un bonus di 100 euro a famiglia per l’acquisto di un set di pannolini presso due negozi leggeri che li mantengono in vendita. Costo totale del progetto 3500 euro. La terza fase, in corso, prevede l'inserimento di pannolini riutilizzabili nell’asilo nido, con il coinvolgimento di genitori e operatori del nido, per verificarne la fattibilità attraverso l'avvio di una fase di sperimentazione. Con la eliminazione dei pannolini usa e getta, il comune conta di risparmiare circa 5000 euro/anno nella raccolta.
Dove ti butto: ovvero una campagna consistente in piccolo premio per un corretto conferimento di un rifiuto o di un oggetto dismesso.
Dove ti butto ha prodotto 2000 buoni sconto da 1 euro (spendibili nella rete dei negozi leggeri) per i cittadini che hanno consegnato all'ecocentro alcune tipologie di rifiuto: olio da frittura, oli esausti di automobili, piccoli elettrodomestici, contenitori di materiali pericolosi (vernici e altri), neon e lampade a basso consumo energetico, ecc. I cittadini hanno avuto così l'opportunità di imparare a smaltire correttamente rifiuti che altrimenti finiscono nell'indifferenziato o negli scarichi.
Il costo totale di questa operazione, comprensiva dei costi per la campagna di sensibilizzazione contro l'abbandono dei rifiuti, è stata di circa 4000 euro.
L'Assessore all’Ambiente Cristina Abrami a cui abbiamo chiesto un bilancio sul lavoro svolto e sui costi ci ha evidenziato che in questi progetti sono stati investiti poco più che 30.000 euro in tre anni.
“Il Progetto Riducimballi concertato con l’assessorato al commercio” - sottolinea l’Assessore – “non solo sancisce una scelta ambientale e di educazione alla riduzione dei rifiuti, ma è anche un modo per incentivare il commercio di prossimità. Occorre impiegare incentivi economici solamente verso quei soggetti che si impegnano in progetti precisi e dagli esiti monitorabili. Elargire incentivi non basta: è necessario costruire un dialogo per attuare un percorso condiviso in cui i soggetti coinvolti si sentano parte integrante e sappiano trasmetterlo, in questo caso, ai propri clienti. La comunicazione ha avuto un peso notevole e ha toccato migliaia di contatti. Questo progetto ha dato l'occasione ai negozi di prossimità di imparare a valorizzarsi, a differenziarsi e a capire l'importanza di mettersi in rete come garanzia di sopravvivenza nell’epoca dei grandi supermercati e dei centri commerciali”.
Otto australiani su dieci sono favorevoli al bando dei sacchetti in plastica(maggio '09)
21 maggio 2009 - Gli esiti di un sondaggio effettuato dall'associazione ambientalista Do Something! su un campione di 1000 intervistati ha evidenziato che l'83% degli australiani è a favore di una legge governativa che bandisca i sacchetti di plastica, il 79% ritiene che i rifiuti elettronici debbano essere intercettati per non finire in discarica e per essere recuperati attraverso adeguati programmi di riciclaggio.
Al momento il governo del sud Australia è il solo nel paese ad aver bandito, dallo scorso 4 maggio, i sacchetti di polietilene a bassa densità distribuiti da supermercati e da negozi di alimentari. Il fondatore e presidente di Do Something! Jon Dee Rudd rimprovera al governo di non aver onorato la promessa fatta in campagna elettorale di bandire il sacchetto di plastica a livello nazionale. Rimarca inoltre che Peter Garrett, il ministro all'ambiente da lui conosciuto sin dai primi anni 90, ha difeso molto più efficacemente l'ambiente nel suo precedente ruolo di presidente della Fondazione per la Conservazione dell'Australia.
Alcune catene come Bunnings e Ikea non distribuiscono più gratuitamente sacchetti di plastica e un'altra (Target) li eliminerà totalmente dal prossimo giugno. Anche l'industria elettronica sta facendo pressione affinché sia varato un piano di riciclaggio per i computers e gli apparecchi televisivi dismessi.
“C'è qualcosa che non torna quando anche l'industria è più avanti del governo, sono proprio il ministro Garrett e i suoi burocrati a Camberra che avversano il cambiamento. La gente è stufa di ascoltare solamente retorica, i politici dicono di preoccuparsi per l'ambiente ma poi non prendono provvedimenti in suo favore,” incalza Jon Dee Rudd che ha fondato nel 1992 Planet Ark insieme all'asso del tennis Pat Cash.
Il sondaggio ha anche riscontrato che il 96 % degli intervistati è favorevole all'estensione in tutto il paese del sistema del vuoto a rendere già attivo nell'Australia del Sud in cui la cauzione per bottiglie e lattine è pari a 10 cent. (Fonte http://www.news.com.au/
Sud Australia, ci siamo: il 4 maggio scatta il divieto di utilizzo degli shopper in plastica dei supermercati (maggio '09)
Il premier del Governo del Sud Australia Mike Rann ha ricordato poche settimane fa che l'entrata in vigore del divieto di utilizzo dei sacchetti in plastica effettivo dal 4 maggio 2009 permetterà il risparmio di 400 milioni di pezzi all'anno e che il suo governo sarà l'esempio che guiderà l'intera nazione nel fare a meno dei sacchetti.( locandina campagna australiana )
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Il bando è stato annunciato il 30 dicembre scorso dal ministro per l'ambiente Jay Weatherill stabilendo un periodo di transizione necessario agli esercenti di supermercati e di alimentari per preparare delle alternative, (sia riutilizzabili, sia monouso) e per preparare i propri dipendenti a saper rispondere a eventuali contestazioni da parte dei clienti. I clienti hanno avuto a loro volta il tempo per abituarsi ad avere sempre a disposizione, prevalentemente, borse riutilizzabili. Le sanzioni previste dopo il 4 maggio in caso di utilizzo dei sacchetti banditi verranno addebitate al negoziante. Una recentissima inchiesta fatta dalla società Zero Waste ha evidenziato che:
-il 95% degli intervistati è a conoscenza dell'entrata in vigore del bando e lo sostiene concettualmente,
-otto intervistati su dieci hanno già iniziato a utilizzare regolarmente borse riutilizzabili,
-coloro che utilizzano borse una volta su 4 devono però ricorrere all'acquisto di sacchetti monouso per avere dimenticato le borse,
-coloro che utilizzano borse non considerano la possibilità di utilizzarle in alcune occasioni come ad esempio quando acquistano cibo pronto nei Take Away.
A partire dalla data dell'annuncio è attivo il sito BYO Bag ( Bring your bag) http://byobags.com.au/Home.mvc/Index_ita che supporta i cittadini e gli esercenti in questo cambio di abitudine con un numero verde a disposizione.
Il sito BYO Bag contiene tutta l'informazione necessaria per affrontare il cambiamento di abitudine a seconda del profilo dell'utente, cittadino o esercente, e risponde in sette lingue a tutte le possibili domande che esercenti e cittadini potrebbero porre.
E' partita nelle settimane precedenti quella scadenza anche una massiccia campagna pubblicitaria che, con il coinvolgimento dei media e con affissioni stradali in prossimità e all'interno dei centri commerciali, ha ricordato nelle ultime settimane l'entrata in vigore del divieto e la necessità di avere sempre una borsa a portata di mano.
Si veda il video: http://www.youtube.com/watch?gl=AU&hl=en-GB&v=gGyfnzI7ZaA
Lo stato ha intanto donato ai cittadini meno abbienti 5000 borse riutilizzabili attraverso le organizzazioni di beneficenza che si occupano della loro assistenza e l'azienda produttrice di borse, The Green Bag Company, che si è fatta carico di regalarne altre 3000. Altre forniture gratuite e relativa distribuzione avverranno su richiesta delle associazioni.
Il nostro commento nello specifico è che, anche in questo caso, abbiamo molto da imparare dalla organizzazione e dalla gestione dei dettagli di altri paesi. I cambiamenti si rivelano tanto più indolori e efficaci quanto più si riesce a coinvolgere le persone che li devono interiorizzare in un processo preventivo di informazione e di supporto, indispensabili all'ottenimento della necessaria collaborazione.
Ci auguriamo che l'iniziativa di sensibilizzazione venga estesa anche ad altri settori non alimentari come l'abbigliamento a cui è ancora consentito distribuire borse in polietilene ad alta densità.
In considerazione che, anche per questa tipologia di acquisti, meno pianificata, è pur sempre possibile usare borse riutilizzabili, a condizione che le portiamo sempre con noi. Esistono borse ripiegabili che pesano pochi grammi e che possono stare in tasca, in macchina o in borsetta.
Ridurre si può! Grande adesione dei commercianti al progetto “Usiamo e Riduciamo” del Comune di Crema(aprile '09)
Riportiamo questa esperienza che dimostra come sia possibile per un'Amministrazione comunale mettere in campo delle iniziative efficaci con l'obiettivo di una Riduzione e Minimizzazione dei Rifiuti, avvalendosi intelligentemente di risorse coinvolgibili sul territorio come le associazioni dei commercianti. Un plauso a Crema per avere utilizzato questa modalità che garantisce risultati che durano nel tempo. Per indurre cambiamenti importanti negli stili di vita e di consumo è necessaria infatti un'azione articolata, di lungo periodo, fatta di momenti di sensibilizzazione ma anche di disincentivazione e di contrasto nei luoghi più importanti in cui si svolge la vita dei cittadini...
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Ha ottenuto un risultato superiore alle aspettative l’adesione dei commercianti al dettaglio del settore alimentare coinvolti dall’Amministrazione Comunale di Crema nella Campagna di Sensibilizzazione finalizzata a promuovere una riduzione nell’utilizzo dei comuni sacchetti in plastica. Sono infatti una ventina i commercianti che hanno aderito all’iniziativa impegnandosi a rendere disponibili per i propri clienti borse riutilizzabili o borse mono-uso realizzate in materiale biodegradabile a pagamento.
Il promotore dell’iniziativa, il Vice Sindaco e Assessore all’Ambiente Prof. Massimo Piazzi ha commentato con soddisfazione i risultati di questa prima fase del progetto rivolgendo un grazie particolare sia ai commercianti che hanno dimostrato una grande disponibilità e un’attenzione reale ai problemi ambientali, sia alle associazioni di categoria attivamente coinvolte con l’Amministrazione Comunale e con Scs Gestioni s.r.l. già dalle prime fasi di studio del progetto. Alle associazioni ASCOM Crema, A.SVI.COM Cremona, ASCOM Cremona, Confesercenti, Associazione Autonoma Artigiani Cremaschi – Confartigianato e la Libera Associazione Artigiani si è, inoltre, recentemente aggiunta la neo costituita Lega Panificatori.
Dai prossimi giorni i commercianti aderenti all’iniziativa, che saranno individuabili grazie ad una vetrofania (“Usiamo e Riduciamo”), distribuiranno ai propri clienti un volantino dell’iniziativa finalizzato a informare i cittadini sui danni provocati dall’eccessivo ricorso ai sacchetti in plastica, motivandoli al contempo ad abbracciare la buona pratica di portare sempre con sé una o più borse riutilizzabili quando si fa la spesa. “Fatti un nodo alla borsa” è, infatti, lo slogan pensato per questo volantino che verrà distribuito in modo capillare anche nei luoghi pubblici della nostra città.
L’iniziativa “Usiamo e Riduciamo” è stata proposta nella prima fase ai dettaglianti del settore alimentare, piuttosto che alla grande distribuzione per la facilità di relazione, l'efficacia dell'azione e i risultati nel tempo che un coinvolgimento diretto dei proprietari può garantire nel raggiungimento degli obiettivi.
L'iniziativa però non si limiterà al settore alimentare poichè verrà estesa nei prossimi mesi anche ad altri settori, tra i quali le farmacie, notoriamente grandi dispensatori di shopper in plastica. L’Azienda Farmaceutica Comunale ha voluto anticipare questa seconda fase rendendo disponibili i volantini informativi dell’iniziativa presso la propria sede di via Cappellazzi e di v.le Europa, proponendo inoltre borse realizzate in materiale biodegradabile.
Nei mesi scorsi l’Amministrazione ha inoltre puntato molto sulla diffusione di una borsa in cotone riutilizzabile personalizzata con il logo dell’iniziativa e realizzata presso un’azienda cremasca nel rispetto della filosofia ambientale del “kilometro zero”. La borsa è stata distribuita come omaggio in occasione del Natale ai bambini iscritti alla Scuola dell’Infanzia di via Bottesini e agli anziani frequentanti il Centro Diurno di via Zurla. Proposta alla vendita in occasione delle Bancarelle di Natale sotto il Torrazzo e della Festa dell’Albero ha ottenuto un notevole gradimento sia per l’aspetto estetico sia per le caratteristiche funzionali.
Il comune di Crema che ha raggiunto già da tempo livelli di eccellenza eccellenza sul fronte dello smaltimento e della differenziazione, intende ora sviluppare una Politica di Riduzione e di Minimizzazione dei Rifiuti che vada ad incidere a monte nella catena di produzione dei rifiuti stessi e in questo contesto si inserisce l'iniziativa specifica sui sacchetti.
Il piano di contenimento dei rifiuti rientra a sua volta nel più ampio Progetto Ambientale “Riduciamo”, messo in campo dall'attuale amministrazione, con il quale si intende pianificare e sostenere una serie di iniziative finalizzate al conseguimento del risparmio energetico e al rispetto ambientale sensibilizzando la cittadinanza ad adottare pratiche sostenibili nei diversi ambiti di consumo. Ovvero nelle modalità degli acquisti, nell’uso del riscaldamento, degli elettrodomestici, della luce, dell’acqua e dei mezzi di trasporto.
Per informazioni:
Comune di Crema – Servizio Ambiente
Sig.ra Valeria Negri
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